I
biologi affermano che si tratta di un virus che ha fatto il salto di
specie, i complottisti affermano che si tratta di un'arma biologica
sfuggita da un laboratorio militare, i medici invece si dividono, per
qualcuno è solo una brutta influenza per i restanti la più grave
pandemia degli ultimi 100 anni.
Quello che di certo sappiamo del
Covid-19 è che ci ha preso alla sprovvista, lo avviamo visto arrivare da
lontano e non lo abbiamo preso sul serio ma poi, con le prime vittime,
abbiamo capito che la faccenda è veramente seria.
La nostra reazione è stata scomposta, dapprima lo scherno, poi la sdrammatizazione e infine, quando era troppo tardi, il panico.
E
con la paura le frontiere si chiudono la solidarietà è solo a parole,
le porte si chiudono a chi è già contagiato gli altri si rifugiano dove
si sentono più sicuri.
E così ci ritroviamo da soli ognuno con i suoi
cari più stretti, perchè anche le famiglie si dividono, da quanto è
troppo pericoloso stare vicini.
Viviamo in un mondo iperconnesso,
ipertecnologico dove speravamo di arrivare a vivere oltre i limiti di
coloro che ci hanno preceduti e invece scopriamo quanto siamo fragili.
L'unica
cosa che possiamo fare che è isolarci, alzare i muri, nasconderci,
chiudendo a chi è già contagiato come si faceva nelle epidemie del
medioevo, con buona pace del mondo unito e globalizzato.
Eppure
una lezione da questo Covid-19 la dobbiamo trarre, forse è un segnale
che madre Terra ci sta dando e che ci dice che siamo in tanti,
consumiamo e inquiniamo troppo e la misura è colma.
Le forze della
natura ci ricordano chi davvero regna su chi e forse è veramente giunto
il momento di cambiare stile di vita, prima di arrivare a un punto di
non ritorno.
Siamo abituati a pensare che per la nostra specie tutto è possibile e che la
nostra fame di risorse può crescere all'infinito, ma non è così bisogna
cambiare anzi, stiamo già cambiando modo di vivere e forse,
sperabilmente, abbiamo anche compreso che non siamo onnipotenti.
Oggi
rammentiamo che viviamo su un puntino blu nell'immensità del nulla, che
fino ad oggi ci ha permesso di prosperare ma che un giorno,
improvvisamente, può decidere che non ci vuole più.
E allora
resistiamo a questa tempesta che passerà, veloce come è arrivata e
impariamo che tutto ciò che diamo per scontato ci può venire tolto,
senza preavviso.
sabato 14 marzo 2020
lunedì 12 ottobre 2015
ISIS perchè esiste
Una nuova forma di terrorismo sta travolgendo il medioriente, modificando i rapporti di forza tra le potenze che da sempre si contendono questo importante crocevia di uomini e risorse.
ISIS, nome di un'organizzazione sconosciuta fino a pochi mesi fa, oggi è diventato uno stato nello stato, con uno ordine sociale, un suo esercito e con suoi leader.
Un'entità che fa proseliti fra i giovani di mezza Europa disposti a lasciare il mondo che conta per immolarsi in nome del Profeta a migliaia di chilometri da casa.
Eppure rimane difficile comprendere come sia stato possibile per un'organizzazione di terroristi come tante altre, arrivare a spazzare via lo stato Siriano, buona parte dell'Iraq e ora addirirttura a minacciare una potenza regionale come la Turchia.
In un mondo ideale un gruppo di terroristi allo sbaraglio sarebbe stato cancellato in men che non si dica, eppure ISIS è bene armato, attua efficaci tattiche di guerriglia e tiene testa agli eserciti regolari.
Alle porte del conflitto restano la Russia e gli Stati Uniti che, catapultati in piena guerra fredda, si accusano reciprocamente di bombardare dalla parte sbagliata fronteggiandosi per procura, come accadeva ai tempi del Vietnam.
ISIS sembra un'entità creata artificiosamente, finanziando e armando bande di guerriglieri nel posto giusto al momento giusto, con l'intento di portare la guerra là dove le primavere arabe hanno fallito.
Verrebbe da chiedersi, vista la deriva decisamente islamica della storicamente laica Turchia, se la minaccia non sia stata crerata appositamente per dare un cambio di rotta ai vertici del potere, in un tale scenario si potrebbe ipotizzare una regia occidentale, leggasi USA, dietro all'ascesa del movimento sanguinario.
Inoltre non si può fare a meno di notare come la fine delle sanzioni nei confronti dell'Iran abbiano ridato peso internazionale a Teheran che, forte di un nuovo slancio economico e politico, mira a riprendersi il ruolo di protagonista nella regione.
A seguito del trattato nucleare che ha avvantaggianto enormemente Teheran a scapito degli Stati Uniti si può immaginare come sia cambiata la strategia adottata nei confronti della riottosa nazione.
In questo possibile scenario si inserisce la Russia che, decisa a difendere i suoi tradizionali alleati, è disposta ad inviare uomini e mezzi, rischiando che i suoi aerei entrino in contrasto con i caccia Americani, in operazioni belliche che sembrano tutto fuorchè concordate.
Il tutto non solo per uscire da un'isolamento internazionale fatto di sanzioni, ma anche per non perdere gli ultimi alleati in una regione di vitale importanza.
Fuori dai giochi resta l'Europa che, come di consueto, tace e si tiene senza battere ciglio le centinaia di migliaia di profughi che fuggono dalla guerra.
Per ora di interventi militari ufficiali non se ne parla, probabilmente la ragione sta nel fatto che ancora non si è deciso quale fazione convenga appoggiare.
Scegliere di appoggiare l'anti ISIS e quindi Assad, scontenterebbe non poco gli alleati di oltreoceano, tuttavia se ISIS dovesse continuare ad espandersi milioni di profughi si riverserebbero in Europa.
E allora forse varrebbe la pena di correre il rischio, per una volta, di scontentare lo Zio Sam.
giovedì 18 settembre 2014
L'Umanità ha bisogno di piangere
Questo è il duro monito di papa Bergoglio durante la messa celebrata presso il Sacrario Militare di Redipuglia.
Una visita a cui hanno preso parte principalmente militari e rappresentanze civili, volta a rendere omaggio ai
caduti della Grande Guerra, in occasione della celebrazione del centenario.
Di fronte alla vista di questo monumento, imponente come possono essere trentamila soldati schierati con nome e grado e pronti per la battaglia, non si può non percepire la tragicità e la portata degli eventi che si sono susseguiti, mentre con il pensiero si comincia ad accarezzare il vero significato della parola "Patria".
In cima ai gradoni, sessantamila militi ignoti ricordano il senso di annullamento e anonimità della morte, causata dalla distruzione fine a se stessa.
Il periodo storico in cui ci troviamo presenta molte analogie con quello precedente alla Grande Guerra, con una crisi economica che divide e rialimenta antiche divisioni che sembravano superate dalla globalizzazione.
Le nuove generazioni cullate dal benessere creato con il sangue dei nostri antenati non realizzano quanto sia
costato portare la pace e quanto questa venga messa in pericolo dagli accadimenti degli ultimi anni.
Un falso senso di sicurezza li porta a credere che la guerra sia solo quella che si vede in televisione e che mai, nella civilissima Europa, si potrà arrivare a tanto.
Eppure l'allargamento forzato ai paesi ex-sovietici, la volontà politica di recidere i rapporti economici e di buon vicinato con la nuova Russia, le derive nazionaliste di alcuni movimenti politici populisti, alimentano la volontà guerrafondaia di coloro che ogni giorno alzano l'asticella della tensione, facendo percepire all'opinione pubblica un clima sempre più teso.
Anche la minaccia del califfato Islamico sembra, più che nata per caso, pianificata a tavolino dalla stessa amministrazione Americana che ammette di "combattere ciò che ha creato".
Il Santo Padre ammonisce i mercanti di armi che, spinti dalla cupidigia e dalla bramosia di profitto, mettono le nazioni le une contro le altre e ci fa riflettere con una frase : "l'Umanità ha bisogno di piangere".
La storia insegna che i conflitti sono parte essenziale della natura dell'uomo, periodi di pace si susseguono eventi bellici sulle cui macerie si ricostruiscono le civiltà e sorgono nuovi ordini mondiali.
Sono i luoghi come Redipuglia che insegnano alle nuove generazioni il valore della libertà e della vita umana
e il Santo Padre ce lo rammenta, ricordandoci anche che la pace, persino da noi, non è per nulla scontata.
lunedì 24 marzo 2014
Il nuovo Nazionalismo, fine del sogno Europeo
Avanzata il Fronte Nazionale di Le Pen, che passa il turno alle elezioni municipali e segna la rinascita dei moti nazionalisti in Francia come in Europa.
Quasi otto anni di crisi economica stanno seriamente minando il processo di integrazione Europeo e lo si vede dagli innumerevoli movimenti populistiche raccolgono un sempre maggiore consenso alle elezioni.
L'Europa dei poteri forti, quella voluta dalle banche e dagli industriali interessati esclusivamente al profitto, sta raggiungendo il capolinea.
Il processo di unificazione dei popoli, iniziato con le promesse di pace e prosperità per tutti, sembra improvvisamente rivelarsi un inganno preparato ad arte per soffocare i moti che dal dopoguerra ad oggi hanno portato alle conquiste e al benessere raggiunto dalla classe operaia.
L'allargamento geografico, dettato esclusivamente dalla ricerca di nuovi mercati in cui vendere, la delocalizzazione selvaggia, che sposta la produzione lasciando a noi le macerie, la pretesa di competere con paesi dove il diritto del lavoratore non esiste, nonché le misure di austerità, che stanno uccidendo le imprese che ancora resistono alla crisi; agli occhi di molti questa sembra la politica perseguita dai burocrati europei.
Tutti noi viviamo sulla nostra pelle quello che sta accadendo tra licenziamenti, cassa integrazione e impoverimento e guardiamo con timore a chi sta ancora peggio di noi, pensiamo alla Grecia o alla Spagna.
Eppure chi in Europa prospera è proprio chi impone le direttive economiche, la Germania è riuscita ad imporre la sua politica a scapito di altri, riuscendo per altro nel tanto sospirato progetto di conquista Europeo, realizzato non più con la forza militare, ma grazie ad una politica monetaria che la ha avvantaggiata, a scapito di paesi come il nostro che da sempre hanno potuto competere sul mercato grazie a politiche di svalutazione, ora non più attuabili.
Ma al di là delle cause che hanno portato alla crisi che imperversa sul continente, ben più importanti potrebbero essere le conseguenze a lungo termine.
La scalata al potere del fronte Nazionalista in Francia, ricorda molto quanto successe proprio in Germania a cavallo delle due Guerre mondiali.
Il partito di Le Pen è contro l'immigrazione degli stranieri, accusati di impoverire il paese e di sottrarre risorse ai francesi, si oppone fermamente al processo di islamismo che accomuna gran parte dei paesi europei, ma soprattutto e contrario all'Europa, sostenendo come la moneta unica abbia impoverito la nazione e abbia privato i francesi della loro sovranità.
Allo stesso modo il Nazismo in Germania, così come il Fascismo in Italia, fece breccia nei ceti medi a seguito della crisi economica del '29.
Allora come oggi, si tentò di combattere la crisi con una politica di austerity e di privatizzazioni e fu allora che i tedeschi, sempre più impoveriti, iniziarono a coltivare tendenze estremiste e a sostenere le idee nazionaliste.
Come successe allora, il partito di Le Pen propone un'ideologia patriottica e facili capri espiatori su cui sfogare la rabbia per le difficolta economiche, ed ecco come un Europa che impone misure impopolari e apre le porte all'immigrazione senza condizioni, diventa il nemico da cui difendersi.
Questi movimenti si stanno diffondendo a macchia d'olio ovunque, nella stessa Germania gli antieuro tedeschi di «Alternative fuer Deutschland» si affacciano per la prima volta ad una competizione elettorale mentre in Grecia, come è facile immaginare, i partiti euroscettici sono addirittura due, i neonazisti di Alba Dorata e il movimento ellenico Dracmh che richiama punti programmatici del nostro Movimento cinque stelle.
Di segnali preoccupanti c'è ne sono dunque fin troppi, se la politica degli eurocrati continuerà su questa strada i consensi su questo moti non potranno fare altro che aumentare e ad un certo punto non sarà più possibile contenere il malumore popolare.
E' sempre più concreto il rischio di una deflagrazione, destinata a riportarci indietro di ottant'anni, ai tempi in cui era di moda il saluto romano.
martedì 18 marzo 2014
Ucraina, chi ha ragione?
Il referendum in Crimea con la successiva adesione alla Federazione Russa ha spiazzato un'Europa convinta di avere strappato a Putin un'importante ex repubblica sovietica come l'Ucraina.
Le recenti manifestazioni che hanno portato alla destituzione del presidente Yanukovich, sono il prodotto del braccio di ferro tra l'Occidente e la Russia che si contendono un paese enorme, grande esportatore di alimenti, ricco di giacimenti e forte di un'importante industria.
Sembrava cosa fatta, la promessa di una futura adesione all'unione Europea e un probabile aiutino dato dall'esterno, pareva avesse spostato irrimediabilmente Kiev nell'orbita Occidentale.
Ma la risposta Russa è stata ben diversa da quanto preventivato e, con una manovra muscolare che non si vedeva dai tempi della guerra fredda, Putin si prende la Crimea, con un referendum che viola tutte le norme internazionali nonché l'integrità dell'Ucraina.
Gli ucraini di Crimea, o per meglio dire i Russi di Crimea, festeggiano in questo momento la proclamazione dell'indipendenza, con i giovani che inneggiano a Putin e i vecchi che ricordano la grandezza dell'Unione Sovietica.
Non si può negare che l'allargamento verso est dell'unione Europea rappresenti l'intento di inglobare i futuri mercati emergenti dell'est, con un'occhio di riguardo verso quei paesi di interesse strategico per risorse e posizione geografica. Per gli Stati Uniti si tratta invece di isolare sempre di più la Federazione Russa, con l'obiettivo di portare la NATO con i suoi missili ai confini di Mosca.
Probabilmente non ci si aspettava una simile reazione da parte di Putin, ma agli occhi del Cremlino è stata l'unica delle opzioni possibili, intesa ad evitare che il paese venisse messo all'angolo.
Inoltre, al di là degli interessi strategici ed economici, in una regione dove la popolazione russofona rappresenta la quasi totalità, con una storia indissolubilmente legata alla Russia, forse c'era da aspettarsi una reazione di questo tipo.
Avallando il referendum inoltre si demarca la linea rossa oltre la quale la Russia non è più disposta ad arretrare e lancia un chiaro segnale teso a scoraggiare qualunque altra iniziativa simile nelle altre ex republiche sovietiche, Putin di fatto sta tutelando gli interessi nazionali del suo paese e dal suo punto di vista ha agito nell'unico modo possibile.
E' comunque difficile credere che sia stata l'unione Europea a promuovere la rivoluzione Ucraina e l'ennesima spaccatura tra i vari leader è a conferma di questo, mentre Francia e Inghilterra promettono sanzioni economiche, la Germania, con Italia al seguito, frena e chiede una soluzione diplomatica.
I vantaggi che derivano dall'avere l'Ucraina nell'orbita della UE non sarebbero certamente superiori agli svantaggi conseguenti a sanzioni reciproche con la Russia, senza contare che l'inasprirsi della crisi potrebbe portare ad una nuova guerra fredda, con una nuova corsa agli armamenti.
In conseguenza di ciò forse sarebbe più corretto dire che solo una parte dell'Unione Europea sia interessata al cambio di regime a Kiev.
Una possibile soluzione a questa crisi potrebbe vedere la Crimea annessa alla Russia, mentre Kiev, con il benestare di Mosca, avrebbe un governo almeno in apparenza filo Occidentale, un confronto militare appare, si spera, molto improbabile.
Ben più preoccupanti potrebbero essere le conseguenze di questa crisi oltreoceano: la risposta di Obama viene giudicata troppo morbida e potrebbe essere considerata la causa del nuovo protagonismo Russo.
Come dire che il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà repubblicano, con tutte le conseguenze del caso.
martedì 28 gennaio 2014
Banca d'Italia privatizzata
Con un decreto legge passato in secondo piano il governo Letta intende privatizzare la Banca d'Italia.
Tale provvedimento va a quotare in borsa l'istituto finanziario che da sempre vigila sulle finanze italiane, esponendola ai mercati speculativi e scardinando un sistema stabile e collaudato che esiste fin dai primi anni del secolo scorso.
Alcuni gruppi parlamentari, come il movimento 5 Stelle, condannano tale decisione definendolo come l'ennesimo furto ai danni dei cittadini.
Tale decisione puo avere in prima analisi ben poco di comprensibile e sembra un provvedimento studiato per compiacere i poteri forti della BCE, con l'obiettivo di avvinghiare ulteriormente la politica bancaria del nostro paese, rivelatasi in maniera del tutto insopettabile molto più lungimirante ed attenta di molti altri paesi del vecchio continente.
I politici nostrani motivano questa scelta con la volontà di aumentare il valore delle quote di questo istituto, ferme dal 1936 a circa centocinquanta mila euro.
Da sempre questo capitale puramente simbolico è stato partecipato da una ristretta rosa di banche ed istituti statali rigorosamente italiani.
Obiettivo principale è stato fin da sempre quello di vigilare sul mercato finanziario, definendo le politiche con le quali le Banche prestano il denaro ed investono, perseguendo l'interesse nazionale.
Il timore di questa cessione al privato va ricercato nel potenziale conflitto di interesse che i nuovi azionisti di Bankitalia potranno avere, avendo voce in capitolo nella scelta dei mercati finanziari.
Inoltre la nuova regolamentazione prevede che tutti i soci non possano possedere più del 3% delle quote ciascuno.
Dato che isituti come Banca Intesa e Unicredit possiedono da sole più del 50% delle quote, queste dovranno essere redistribuite e non è detto che non vadano a finire in mani straniere, che faranno di tutto salvo che l'interesse del nostro paese.
Il decreto prevede inoltre che Bankitalia stessa, o meglio lo Stato Italiano cioè noi, ricompri le eccedenze di quote, ad un costo attualmente non quantificabile ma certamente elevato. Potrebbe essere un aiuto di stato furbescamente camuffato?
Preocupazioni e perplessità per questa decisione vengono manifestate addirittura da esponenti di Bankitalia stessa, spiazzate di fronte ad un provvedimento che neppure loro comprendono.
Il nostro governo farebbe meglio a rivedere questa decisione e a dare motivazioni valide a sostegno, l'impressione infatti è quella dell'ennesima regalia di stato che saranno i cottadini tutti a pagare.
mercoledì 22 gennaio 2014
Cina e India salveranno l'umanità
Il secolo scorso è stato caratterizzato da un gran numero di progressi scientifici. Gran parte dei progressi che hanno portato alle innovazioni tecnologiche che fanno parte oggi della nostra vita, sono infatti frutto dei conflitti che hanno portato le nazioni a confrontarsi sul piano militare nel secolo trascorso.
Le due guerre mondiali hanno aperto la strada alla meccanizzazione di massa e alle comunicazioni radio, mentre la guerra fredda, decisamente meno cruenta per nostra fortuna, ha portato l'uomo sulla Luna.
Attualmente l'umanità sta vivendo un periodo di pace e stabilità globale relativamente lungo, sotto l'egida dell'occidente che ricoprono il ruolo di gendarme delle nazioni.
La corsa verso gli armamenti, ed alle inevitabili nuove scoperte tecnologiche, si è arrestata con la stessa velocità con la quale si è disgregata l'ex Unione Sovietica; non si può negare il fatto che gli aerei supersegreti e le armi moderne di oggi derivino da progetti sviluppati durante il culmine della tensione tra i due blocchi contrapposti.
Oggi la spinta verso nuove conquiste da parte dell'occidente si è completamente arrestata; la Luna è stata completamente abbandonata, mentre il progetto che prevede di portare l'uomo su Marte è stato accantonato in favore di missioni decisamente meno ambiziose.
Gran parte del potenziale scientifico ed industriale è concentrato sulla produzione di beni di consumo di massa, che migliorano in parte la qualità della nostra vita, a scapito evidentemente dei paesi del terzo mondo, ma secondo un'ottica esclusivamente consumistica e rivolta al profitto.
Un conto è impiegare risorse e tempo per sviluppare una tecnologia che consenta a tutti di trarre dei benefici, come ad esempio la telefonia mobile, un'altro è la creazione di un cicolo vizioso consumistico che ci impone di sostituire uno smartphone ogni sei mesi e un televisore da sessanta pollici ogni paio d'anni.
L'occidente ha avuto un periodo di predominio sufficentemente lungo dare una soluzione ai problemi che affliggono il mondo, dalla fame al disperato bisogno di energia, fino ai conflitti etnici. Ma invece di proporsi come guida verso un mondo migliore ci siamo crogiolati nel benessere, adottando una politica di contenimento e sfruttamento verso quei paesi che costituivano un'immensa riserva di forza lavoro e risorse a basso costo. Oggi questi paesi, da produttori sottopagati, si sono trasformati in consumatori con le tasche piene di soldi e rimettono in discussione il primato dell'occidente. Una nuova corsa allo spazio, ad opera di Cina e India in testa, è cominciata e forse darà un nuovo slancio a nuove conquiste verso Marte ed oltre.
Le più popolose nazioni del mondo, che da sole costituiscono quasì la metà degli esseri umani, hanno deciso di elevare il loro livello di vita al nostro, se non al di sopra, ma sono ben consapevli che il modello consumistico e di sfruttamento da noi adottato non è sostenibile. Va da se che la via verso una vita migliore passa necessariamente da nuove fonti di energia, tutte ancora da scoprire.
La nuova corsa allo spazio potrebbe essere la scintilla per una nuovo confronto tra nazioni verso la scoperta di nuove fonti di energia come la fusione nucleare e verso nuovi mezzi di trasporto.
Pertanto potrebbero essere proprio questi paesi a fornire la chiave di sopravvivenza al genere umano e a divenire il nuovo punto di riferimento a cui tutti, noi occidentali compresi, dovremo uniformarci.
giovedì 21 marzo 2013
I nostri Marò da salvati a scaricati
Dopo la decisione di non far rientrare i due Marò a seguito del permesso di quattro settimane per consentire loro di votare e stare con le loro famiglie, è iniziato il braccio di ferro tra il governo Italiano e l'India, che considera la decisione un vero è proprio atto di tradimento. Le reazioni non si sono fatte attendere, dalle manifestazioni di rabbia nelle piazze, dove le fotografie di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre venivano date le fiamme, alla minaccia di ridimensionare tutte le reazioni diplomatiche ed economiche tra i due paesi. Infine la decisione della Corte Suprema di New Delhi di negare l'immunità all'ambasciatore Italiano Daniele Mancini.
A nulla sono valse le ragioni del Governo Italiano che rivendicavano, invano, la giurisdizione sulla presunta uccisione dei due pescatori Indiani, avvenuta in acque Internazionali. Negato inoltre l'appoggio da parte dell'UE, che ha rifiutato laconicamente ogni possibile coinvolgimento nella vicenda, dato che "non fa parte della disputa legale".
Da qui l'ennesima decisione da voltagabbana del Governo Italiano che, evidentemente incapace di reggere alla pressione diplomatica innescata da New Delhi, decide di ritrattare tutto con un comunicato secondo il quale "i due marò rientreranno in India secondo quanto stabilito dagli accordi presi". Il Governo Italiano ha chiesto garanzie sul trattamento dei due soldati; tali garanzie prevedono che l'India non applichi la pena di morte, una magra consolazione.
Ma come si può pensare che i due fucilieri non faranno le spese di un simile sgarro del Governo Italiano? Fin dall'inizio la risposta dell'Italia è stata debole ed inadeguata, le prove del coinvolgimento dei due marò nell'uccisione dei due pescatori sono state palesemente alterate e i nostri soldati sono stati attirati nel porto Indiano con l'inganno.
Forse l'idea di non rimandarli indietro è stato un tentativo atto a verificare quale sarebbe stata la reazione Indiana, con la segreta speranza che New Delhi lasciasse perdere la questione?
La decisione appare assurda e immotivata, la situazione ora è ben peggiore rispetto a prima e con la scusa del capriccio Italiano potrebbero decidere di chiuderli in cella e buttare via la chiave.
Quale sarà la sorte di due soldati la cui unica colpa è stata quella di operare nell'esercizio anti pirateria sotto mandato ONU?
mercoledì 28 novembre 2012
Ilva e Mittal, collegate o solo coincidenza
L'Ilva di Taranto è prossimo alla chiusura per il sequestro giudiziario da parte della Magistratura. Il lungo braccio di ferro con i sindacati ed il Governo ha finito per spingere la dirigenza aziendale alla minaccia del "tutti a casa". E così i posti di 5000 lavoratori e l'indotto, stimato in altri 20 mila, sono a rischio, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.
L'impianto costituisce infatti quasi i tre quarti della siderurgia Italiana e la sua eventuale perdita si ripercuoterebbe sull'intera industria pesante nazionale.
Certamente la salute pubblica viene prima di tutto, l'impianto inquina e l'incidenza di malattie nella zona è molto superiore che altrove, tuttavia anche l'occupazione ha una sua primaria importanza.
Ma a destare preoccupazione sono le dichiarazioni del Ministro dell'ambiente, Corrado Clini, secondo cui ci sarebbero dei chiari interessi politici alla chiusura dell'azienda, ma anche dei meno chiari interessi internazionali, che vorrebbero fare "un favore" alla concorrenza europea ed asiatica.
Proprio quest'ultimo punto meriterebbe un chiarimento, perchè se così fosse ci sarebbe al Governo o alla Magistratura un qualche esponente il cui intento è quello di azzerare l'industria Italiana.
Il pensiero corre a quello che sta accadendo in contemporanea in Francia, con la ArcelorMittal, altro colosso dell'acciaio il cui proprietario, Lakshmi Mittal intende chiudere lo stabilimento di Florange. Qui la risposta del Governo è decisamente più energica, con Hollande che minaccia addirittura di nazionalizzare l'impianto, pur di preservare i posti dei lavoratori.
Intendiamoci, l'impianto di Taranto inquina oggi come in passato, ma la soluzione al problema non sta nel chiudere lo stabilimento, restituendo al demanio un deserto inquinato, ma modernizzando l'impianto, in modo da risolvere il problema come già è stato fatto in altri paesi europei come la Germania.
Il Governo dovrebbe farsi carico di questa trasformazione, che deve avvenire in tempi brevi, impedendo però il fermo della produzione che potrebbe costare molto caro.
Resta comunque singolare la contemporaneità dei due eventi, in Italia come in Francia e verrebbe da chiedersi se in qualche modo possano essere collegati fra loro.
mercoledì 7 novembre 2012
L'America sceglie Obama
Una lunga campagna elettorale tra i due candidati alla Casa Bianca sfociata un una lotta senza esclusione di colpi. Duelli televisivi tra un Obama innovatore che vuole portare avanti la sua idea di cambiare gli Stati Uniti e un Romney più conservatore, che promette di riportare l'America ai fasti si Superpotenza di un tempo.
Il primo mandato di Obama non è certo stato facile, ma oggi gli Stati uniti stanno meglio di quando Bush il cowboy lasciò la carica di Presidente. Piace il risanamento dei conti pubblici e piace sempre di più il tanto contestato ObamaCare, che finalmente garantisce a tutti accesso alle cure mediche.
Certamente in campo estero ci sono le ombre del disimpegno in Afghanistan, che tanto somiglia ad una ritirata, le ambizioni nucleari dell'Iran e la Russia sempre più riottosa di Putin.
Tuttavia in questi quattro anni un cambiamento c'è stato e con il voto di oggi il popolo degli Stati Uniti ha scelto di continuare su questa strada.
Del resto dall'altra parte della barricata troviamo un candidato Repubblicano poco credibile, incapace di presentare un programma politico realistico e con dei proclami che non si sentivano dai tempi della guerra fredda. Un programma che promette di dare all'America più navi da guerra e più aerei da caccia, che prevede l'attacco preventivo all'Iran e la purga per la Siria.
Un programma che promette di abbattere la concorrenza del gigante Cinese a colpi di misure protezionistiche e che si propone di mettere la parola fine al dialogo con l'Unione Sovietica di Putin. Un programma fatto di tante promesse buone per il Risiko.
Signor Romney abbiamo già avuto otto anni di illuminata guida Repubblicana con W. Bush e il risultato si è visto.
Oggi gli Americani hanno scelto di restare con Obama e il mondo ringrazia.
lunedì 5 marzo 2012

La vicenda dei Marò in stato di fermo per la presunta uccisione di pescatori indiani si è risolta esattamente come si temeva sarebbe finita, in queste ore i militari vengono condotti in stato di arresto nel carcere di Trivandrum.
Le autorità Indiane hanno giudicato colpevoli di omicidio Latorre e Girone, dopo un susseguirsi di indagini che lasciano spazio a ben più di qualche dubbio.
A cominciare dalla posizione della nave durante la presunta sparatoria, che essendo in acque internazionali non rientra nella giurisdizione Indiana, per proseguire con la cremazione dei cadaveri avvenuta in fretta e furia, senza consentire ai delegati Italiani di eseguire alcuna perizia.
Poi ci sono le manifestazioni anti-italiane e l'ipotesi che le indagini fossero confezionate apposta per colpire Sonia l'Italiana, presidente del Partito del Congresso Indiano.
Un'altro pezzo di dignità del paese va a farsi benedire mentre due nostri soldati vengono arrestati mentre compivano il loro dovere in mare aperto.
Certamente dispiace dell'uccisione dei pescatori, ma ci si aspetterebbe che, in virtù della delicatezza della situazione che lega i rapporti diplomatici tra i due paesi, le autorità indiane agissero con la massima trasparenza possibile, invece di portare avanti un processo che sembra una farsa.
Anche in questa occasione il nostro paese si ritrova ridimensionato sul piano internazionale, incapace di far valere le norme più basilari del diritto, lasciando al loro destino due nostri soldati che rischiano anche 20 anni di carcere. Lo stato di arresto si protrarrà per circa 3 mesi, allo scadere dei quali potrà essere richiesta la libertà condizionata. Un'altro brutto capitolo degli Italiani per mare, che si spera si concluda con il ritorno a casa dei due Marò.
martedì 7 febbraio 2012
Lago di Vostok, tra alieni e batteri

Un lago nascosto sotto l'Antartide, ricoperto da oltre tre chilometri di ghiacci perenni. Un ecosistema rimasto isolato per 20 milioni di anni, dove la temperatura raggiunge i 30 gradi ed è popolato da forme di vita ancestrali. Il lago di Vostok, scoperto negli anni '70 è da allora meta di studio di scienziati provenienti da tutto il mondo. Lungo 250 chilometri e largo 50, è ricoperto da una volta di ghiaccio abbastanza ampia da consentire la formazione di nubi e precipitazioni.
Una missione Russa lavora da circa trent'anni alla perforazione della calotta a protezione di questo mondo antico, già nel 1998 la punta della trivella arrivò a meno di 150 metri dalla metà, ma la comunità internazionale esortò la spedizione ad arrestarsi, in attesa di tecnologie di perforazione più sicure.
Perché non è dato sapere quali batteri e creature possano sopravvivere a quelle profondità e una perforazione condotta malamente, potrebbe liberare batteri alieni potenzialmente in grado di spazzare via la vita conosciuta sulla terra.
Da qui la decisione di rimandare la perforazione della calotta fino ad oggi, giorno in cui la spedizione fa sapere di avere finalmente ultimato la perforazione. Ora si provvederà a prelevare con la massima cautela un campione, evitando ogni possibile contatto tra i due mondi, rimasti separati per milioni di anni.
Ma esiste un'altro mistero che aleggia intorno al lago di Vostok e appassiona gli scienziati. Un'anomalia magnetica inspiegabile che permane in un'area di 105 per 75 chilometri. Alcune misurazioni effettuate con rilevatori sismici indicano la presenza di un elemento metallico di forma circolare e di grandi dimensioni, situato sul fondo del lago.
Tutti gli appassionati di ufologia sono convinti che si tratti dei resti di un'astronave aliena precipitata sulla terra milioni di anni fa, che nell'impatto con la superficie ha generato il lago.
Ipotesi da fantascienza, a sostegno delle quali ci sono voci di unità militari Russe e Americane dispiegate nella zone.
Comprensibili i timori di chi preferirebbe che il lago restasse confinato dalla calotta di ghiaccio, al mondo esistono misteri che è meglio restino tali.
sabato 14 gennaio 2012
USA-UE, guerra economica a colpi di rating

Inaspettato e perverso, a detta dei politicanti e degli economisti.
Così viene giudicato il declassamento di S&P dell'area Euro, che vede la Francia subire l'onda di vedersi togliere la tripla "A", mentre toglie addirittura due punti all'Italia che ora si trova in classe "B", in compagnia di paesi come il Perù ed il Kazakistan.
Sembrava che le manovre "Lacrime e Sangue" a cui noi tutti saremo sottoposti e gli interventi alle pensioni avessero ridato un briciolo di stabilità ai mercati, con un significativo abbassamento del costo del debito.
Invece per l'ennesima volta , un'agenzia di rating privata d'oltreoceano, i cui capitali sono di investitori privati e la cui principale attività è lucrare, abbassa il giudizio scatenando il panico in borsa.
Molto probabilmente si ripeterà il circolo perverso che ha gettato nel caos la Grecia, i tassi di interesse del debito pubblico riprenderanno a schizzare verso le stelle, rendendo necessaria una nuova manovra che colpirà ancora una volta i cittadini e i capitali privati, avvicinandoci ulteriormente al fallimento.
Questa volta però viene colpito un peso massimo come la Francia, mentre la Germania viene risparmiata almeno per il momento.
E' ormai palese che i declassamenti, che arrivano con tempistiche perfette per abbattere i mercati, sono il prodotto di una guerra economica voluta evidentemente dagli Stati Uniti, con l'intento di far crollare l'Unione Europea.
Potrebbe suonare strano, ma ci sono alcuni elementi che invitano a riflettere sulla questione.
Anche gli Stati Uniti sono alle prese con un'enorme debito pubblico che sta minando la credibilità internazionale dell'economia Americana, il dollaro fino a poco tempo fa nei mercati internazionali stava diventando carta straccia e già si stava pensando ad una valuta alternativa da utilizzare come valuta di scambio, sia nelle transazioni internazionali che nella vendita del petrolio.
Il naturale sostituto del dollaro è ovviamente l'Euro, che fin dalla sua nascita si è rivelato una moneta più stabile e forte, dato che rifletteva il potere economico dei paesi Europei.
I principali detentori del debito pubblico Americano sono gli altri paesi del mondo tra cui la Cina, che è il principale creditore con oltre 3 triliardi di dollari o meglio, 3.000 miliardi di dollari.
A causa del deprezzamento del dollaro, in più di un'occasione la Cina ha minacciato di affondare l'economia Americana liberandosi delle sue riserve di debito ed azzerandone il valore.
Con i continui abbassamenti del rating delle principali economie del vecchio continente, gli investitori vengono spinti a disinvestire i loro capitali, che possono essere reimmessi in mercati considerati più sicuri, come ad esempio quello Americano. Nel frattempo l'euro perde inesorabilmente valore mentre il dollaro si riconferma valuta forte.
Sarebbe così assurdo pensare che i recenti "attacchi" delle agenzie di rating siano orchestrati dallo stesso governo Americano, in maniera tale da risollevare il biglietto verde ed evitare la bancarotta, gettando in pasto alla speculazione il "cugino" europeo?
Quando pensiamo ai principali rivali della supremazia Americana nel mondo e ci vengono in mente Cina e Russia, dimentichiamo che il principale rivale, dal punto di vista economico, è proprio l'Unione Europea. La verità è che il governo Americano ha cercato una strategia per liberarsi della crisi economica che ha provocato ed esportato in tutto il mondo e per farlo ha deciso di sacrificare lo scomodo alleato d'oltremare, approfittandone per riconfermare la supremazia sul resto del mondo.
venerdì 6 gennaio 2012
Iran, ombre di guerra totale

L'Iran con il suo programma nucleare rappresenta senza dubbio il peggior grattacapo che l'alleanza occidentale abbia avuto negli ultimi decenni.
Dopo aver dato fondo alle risorse economiche e militari nelle campagne in Iraq, Afghanistan e infine in Libia, la NATO, che oggi più che mai rappresenta il braccio armato dell'imperialismo Anglo Americano,
si trova a fronteggiare le ambizioni atomiche di Ahmadinejad.
A nulla valgono le minaccie di continue sanzioni economiche, non ultime quelle relative all'embargo sul petrolio, che danneggiano più i paesi Europei che non l'Iran, che può contare sul supporto economico dei giganti Cinese e Russo.
Le missioni umanitarie condotte a suon di bombardamenti hanno azzerato ogni rimasuglio di credibilità della NATO sul fronte internazionale, impreparata al confronto anche militare con una nazione che non è esattamente una repubblica delle banane o un deserto Sahariano ma, al contrario, una nascente potenza economica e militare.
L'Iran testa ogni giorno nuovi sofisticati apparati missilistici in grado di colpire obiettivi a grande distanza mentre la corsa al nucleare , nonostante gli assassini chirurgici di scienziati Iraniani ad opera dei servici segreti occidentali, non accenna ad arrestarsi. L'Iran è già arrivato ad arricchire barre di combustibile nucleare adatti al consumo in reattori civili e presto sarà in grado di fabbricare uranio per scopi militari.
Nel frattempo flette i muscoli con le più grandi esercitazioni militari navali mai svolte fin'ora, per dieci giorni le unità della Repubblica islamica manovrano in acque internazionali e testano sofisticati sistemi antiaerei e antinave.
La marina Iraniana, forte dei suoi armamenti derivati dai sistemi Russi e Cinesi paventa la chiusura dello stretto di Hormnuz, da cui passa il 40% del petrolio mondiale, qualora il paese venga ulteriormente sanzionato e arriva persino a minacciare apertamente le portaerei Americane che nel frattempo incrociano nel Golfo.
Il regime ha imparato bene la lezione e non apre spiragli a negoziazioni con la comunità internazionale, ma tira dritto verso lo sviluppo del suo esercito, sempre più equipaggiato ed efficace.
E' molto probabile che la NATO abbia già preso la decisione di bombardare i siti di arricchimento dell'uranio e che sia in attesa del momento più propizio.
Tuttavia la NATO è consapevole di non essere in grado di portare a termine un attacco senza evitare pesanti ritorsioni, oltretutto la crisi economica e gli arsenali svuotati dalle ultime missioni peggiorano le cose.
Senza contare le minaccie della Cina e della Russia, che hanno già fatto sapere che metteranno il veto a qualunque intervento militare che la NATO proporrà in sede ONU, non nascondendo di essere disposti ad aiutare militarmente la Repubblica islamica in caso di attacco.
Senza dubbio Ahmadinejad ha giocato bene le sue carte, ha lasciato che l'Occidente esaurisse le sue risorse con le sue ambizioni imperiali, compattando la nazione e rafforzandola, in modo da scoraggiare una potenziale aggressione.
Le possibilità di un intervento chirurgico, che miri a bombardare esclusivamente obiettivi militari sensibili si riducono di pari passo con la probabilità di avere perdite minime.
A meno di mettere in scena il più grande bombardamento missilistico in larga scala, che riporti l'Iran all'età della pietra, ma in quel caso sarebbe davvero Ahmadinejad il cattivo?
Un'eventualità remota ma non impossibile, ma a quel punto sarebbe davvero guerra totale.
martedì 25 ottobre 2011
Grande fratello 12, satira preventiva

Anche quest'anno va in scena il carrozzone più amato dagli italiani. Nonostante la crisi il Grande Fratello non poteva non esserci ed eccolo, puntuale come la visita alla prostata, ritornare sui grandi schermi per tenerci compagnia fino all'anno che verrà.
Gli effetti della crisi si vedono eccome, infatti gli arredamenti barocchi cedono il posto a poltrone meno appariscenti e in stile povero.
La lista dei concorrenti è lunga ognuno con la sua storia e con il "suo caso umano" particolare. Tutti rigorosamente con una storia personale travagliata o originale da raccontare, a cominciare dalla ragazza di Salerno con il padre assente e la madre non pervenuta, la prima di cui il GF ci racconta la triste storia, tentando pure di strapparci qualche lacrima (troppo presto però, forse era meglio aspettare qualche puntata più in là). Successivo disastro con l'esordio della concorrente Floriana, che si definisce femme fatal e pure bella e acculturata.
Parte subito lo scherzone del GF in cui viene messa a confronto diretto con Ilenia, ragazza meno sicura di sè, fingendo di far decidere ai ragazzi della casa chi tra le due potrà entrare. Floriana a quel punto sfodera tutta la sua personale intelligenza e cade come una pera cotta nel "tranello", lodando la sua superiore cultura e scomodando perfino Oscar Wilde. Quando definisce l'altra concorrente "superficiale" senza manco conoscerla perde l'ultima occasione per starsene zitta, compromettendo definitivamente la già scarsa simpatia suscitata nel pubblico. Ormai la frittata è fatta, lo scherzone viene svelato ed entrambe le concorrenti possono accedere alla casa. Ma una delle due è come fosse già eliminata, indovinate chi.
Fallisce miseramente anche il bluff del principe Indiano cercamoglie, che sopraggiunge in pompa magna in Rolls-Royce, suscitando l'interesse delle ragazze che lo giudicano pure bello. Ma il principe non regge la pressione e dopo due minuti esclama in buon bergamasco "Pota ma quante belle ragazze!". Ecco a voi Kiran 25 anni e indiano solo di origini, che dall'età di 15 anni fa il contadino e si definisce un conquistatore. Da parte femminile e della trasmissione scema completamente l'interesse su di lui.
Il resto dei concorrenti passa in secondo piano (a parte il 20 enne che pur giovanissimo ha avuto un passato turbolento ma ha avuto persino il tempo di un profondo pentimento mistico) ma tutti sono belli giovani e palestrati, ricalcando perfettamente lo stereotipo del medio maschio italiano.
Il GF rappresenta da sempre lo specchio della società italiana e raccoglie un campione di plebaglia dell'Italietta in cui viviamo, ben più significativo dell'indagine ISTAT a cui quest'anno veniamo sottoposti.
Ma così come il GF riflette la società del paese, così la società riflette la classe politica che governa il medesimo, tant'è che anche il Premier ricalca perfettamente la figura del macho Italiano. Il paragone può sembrare forzato ma la scenetta a cui abbiamo assistito durante la conferenza stampa di Merkel e Sarkozy, nella quale si fanno un'imbarazzante sghignazzata alla domande sulle rassicurazioni ricevute dal Premier, sullo stato dell'economia Italiana, è eloquente.
Così come in natura la stessa struttura si ripresenta a scale diverse, se guardiamo il nostro paese con la lente d'ingrandimento lo vediamo collassare in ciò che meglio lo rappresenta e lo generalizza, il GF. E questo è ciò che vede in questo momento il resto del mondo guardando all'Italia.
Ma veniamo alla domanda che tutti a questo punto si staranno ponendo :perché ieri sera ho guardato il GF?
Perché anche io faccio parte della gente che ride di sé stessa, ride del suo riflesso nello specchio e non lo sa.
venerdì 23 settembre 2011
Velocità Curvatura

"Signor Sulu: ci porti a velocità di curvatura".
Questa la celebre frase che il capitano Kirk ripeteva al timoniere della celebre astronave Enterprise di Star Trek.
Viaggiare più veloci della luce ed esplorare mondi lontani, il sogno di milioni di appassionati.
Superare la barriera del tempo per raggiungere luoghi dover mai nessuno è stato prima, sogno che da sempre si è scontrato con la teoria della Relatività di Einstein. Il più grande genio di tutti i tempi ci ha permesso di muovere i primi passi nei misteri dello spazio tempo, permettendoci di immaginare i fenomeni più estremi che legano la materia all'energia. Grazie alle sue formule lo spazio non è più un'entità immutabile, ma può curvarsi fino a chiudersi su se stesso, mettendo in contatto due punti lontani. Ma la teoria, per funzionare, impone un grande vincolo, la velocità della luce è una costante, denominata "C = 300.000" chilometri al secondo. Una Velocità inimmaginabile per i mezzi di oggi, ma già un limite per la mente dell'uomo, che si spinge fino ai limiti estremi del cosmo. Fino ad oggi si assumeva come verità inconfutabile l'impossibilità di muoversi a velocità superiori a quella della luce, precludendo la possibilità di visitare quelle galassie la cui luce ha viaggiato per miliardi di anni. Ma un esperimento condotto nei sotterranei del Laboratorio del Gran Sasso, condotto in collaborazione con il Cern di Ginevra ha cambiato le carte in tavola. Uno sparuto gruppo di neutrini, catapultati dall'acceleratore del Cern di Ginevra verso il rilevatore "Opera" del Gran Sasso, avrebbe percorso i 730 chilometri che separano i due laboratori con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto alla velocita' attesa.
Una differenza impercettibile e appena misurabile, ma abbastanza per dimostrare che i neutrini battono di circa 20 parti per milione i 300.000 chilometri al secondo ai quali viaggia la luce.
I dati sono stati confermati in mattinata ma ora si rendono necessarie verifiche da parte del'intera comunità scientifica. Se i dati fossero definitivamente confermati l'intera fisica moderna andrebbe riscritta, traendo la sconvolgente conclusione che "viaggiare più veloce della luce si può". Ancora una volta l'immaginazione batte i limiti della fisica che l'uomo impone a se stesso.
<< Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell'astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all'esplorazione di strani nuovi mondi alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima. >> Star Trek - frase di apertura
lunedì 12 settembre 2011
E-Cat, tra dubbi e complotti

Hyperion, così si dovrebbe chiamare lo scatolotto dei miracoli.
I due luminari inventori dell'E-Cat, quel dispositivo capace di realizzare la fusione fredda, avrebbero deciso di chiamare così l'apparecchio che dovrebbe essere messo in vendita a partire dall'anno prossimo.
Prezzo stimato circa 5000 euro per un reattore pulito in grado di erogare 25 kilowatt per 6 mesi, con una ricarica di poche centinaia di euro.
Se fosse vero sarebbe la soluzione a tutti i problemi energetici dell'umanità, permettendoci di abbandonare i combustibili fossili ed evitando guerre e tensioni tra nazioni che si contendono risorse sempre più limitate.
Sono previsti moduli civili ed industriali, per potenze che variano da pochi kilowatt fino ad arrivare alle decine di Megawatt, con la possibilità di combinare in parallelo le unità in modo da generare una potenza maggiore.
Rossi, uno dei due studiosi, riferisce di essere alla ricerca di un metodo efficace per ottenere elettricità a partire dal calore generato dalla reazione nucleare nichel-idrogeno, promettendo un rendimento di almeno il 33%.
Tuttavia è giallo sugli accordi tra gli inventori e l'azienda greca, la Defkalion, che avrebbe dovuto commercializzare il prodotto.
Focardi e Rossi affermano di avere reciso ogni accordo commerciale con la società, mentre quest'ultima sostiene di avere realizzato una soluzione propria migliore e più efficiente dell'E-Cat.
Un tentativo di estromettere i due italiani?
Alle dichiarazione sono seguite le diffide pubbliche e minaccie di azioni legali.
Nel frattempo si affacciano al progetto numerose aziende americane, desiderose di raccogliere i frutti del genio dei due Italiani, non ultima la NASA che, in una recente dichiarazione, riconosce il funzionamento del reattore.
Sconcertante il silenzio della comunità scientifica, decisa a boicottare la nuova tecnologia e ostinata a definire quella della reazione fredda una "colossale bufala".
Rossi ammette che da qualche tempo si sono messi in moto piccoli gruppi di "serpi" allo scopo di gettare discredito sull'E-Cat e ostacolarne la commercializzazione, ma ha già fatto sapere che, qualora a lui o al collega capiti un qualche "sfortunato incidente", un laboratorio con personale competente è già pronto a continuare il lavoro sul reattore.
venerdì 2 settembre 2011
Guerra in Libia, quale verità
Ombre e dubbi si affacciano sulla nuova Libia.
In una lettera inviata all'emiro del Qatar, il Comitato di Transizione della Libia rivela di aver promesso alla Francia il 35% delle riserve petrolifere del paese.
Questo è il compenso che i "ribelli" avrebbero offerto, in cambio del sostegno militare e del riconoscimento politico da parte di Parigi.
La notizia, diffusa dal giornale Liberation, arriva nel bel mezzo della riunione mondiale dei capi di stato facenti parte del comitato degli "Amici della Libia", causando un notevole imbarazzo per la Francia padrona di casa.
Pronta la smentita da parte del ministro Alain Juppe, secondo cui Governo è completamente all'oscuro di un accordo simile anche se, ammette candidamente, è logico che il suo paese faccia la parte del leone nella ricostruzione della Libia e nella spartizione delle sue risorse energetiche.
Lo stesso Cnt bolla come falsa la rivelazione apparsa sul noto quotidiano Francese.
Tuttavia una semplice smentita non basta a fugare i dubbi su di una guerra voluta fortemente da Sarkozy per ragioni che oramai appaiono quasi esclusivamente economiche.
Scandalosa è stata la disinformazione di tutti i media, che durante tutte le fasi della rivolta non hanno fatto trapelare all'opinione pubblica la reale situazione in Libia.
Quanti Libici erano favorevoli alla rivolta? E' giusto che i disordini scoppiati in un'unica provincia, ad opera di un numero di rivoltosi non quantificato, un'intera nazione debba essere passata per le armi?
Non è scandalosa la possibilità, se pur remota, che i ribelli si possano essere "accordati" con la Francia prima dello scoppio degli scontri, promettendole le risorse energetiche del paese?
Mentre in Libia c'è ancora qualcuno disposto a combattere e morire per Gheddafi, i vincitori definiscono il futuro del paese e si spartiscono la ricca torta energetica.
Inquietante il messaggio del padrone di casa Sarkozy che, mentre elenca nel corso della conferenza i "progressi" ottenuti, lancia un monito agli altri regimi , Iran e Siria:
"Questo è l’inizio di una politica che mette la forza militare al servizio della protezione di popolazioni che rischiano di essere martirizzate dai propri dirigenti".
Quale sarà il prossimo paese ad essere "salvato"?
mercoledì 31 agosto 2011
Stazione Spaziale a rischio
L'agenzia spaziale russa ha sospeso l'invio di equipaggi umani a bordo della stazione spaziale internazionale.
Un guasto al vettore Semiorka ha causato la perdita un modulo Progress che avrebbe dovuto trasportare i rifornimenti, obbligando Mosca alla sospensione delle missioni spaziali, in attesa di individuare la causa del problema.
A pochi minuti dal lancio del vettore, i computer di bordo hanno rilevato una perdita di pressione che ha causato lo spegnimento del propulsore prima del raggiungimento della necessaria velocità orbitale. Fortunatamente il vettore trasportava esclusivamente rifornimenti per la ISS e nessun astronauta era presente a bordo.
Tuttavia il 22 settembre era in programma la missione con a bordo gli astronauti che dovevano sostituire l'equipaggio "28" attualmente a bordo della stazione e in orbita dal mese di aprile. Missione sospesa, in attesa che la commissione di tecnici Russi e Americani riesca a identificare la causa che ha provocato la perdita delle tre tonnellate di rifornimenti.
I membri della spedizione "28" sono costretti a prolungare la permanenza nella ISS, assieme ai membri dell'equipaggio "29", che sarebbero dovuti rientrare il 16 novembre.
Nonostante a bordo della stazione vi siano provviste sufficienti fino all'anno prossimo, gli equipaggi dovranno necessariamente rientrare sulla terra entro ottobre, per evitare di andare oltre la vità utile del propellente utilizzato dai veicoli di rientro. Il perossido di idrogeno, che alimenta i motori delle capsule Soyuz, si degrada con il tempo.
Se il collegamento non venisse ripristinato l'ISS resterebbe incustodita ed esposta a guasti o inconvenienti che metterebbero a rischio la sua sopravvivenza.
A pochi mesi dalla messa in pensione degli Space Shuttle ci si chiede se la NASA non abbia sottovalutato il problema dei collegamenti umani con la Stazione, affidandosi al vettore Semiorka che, per quanto affidabile possa essere, è derivato dallo stesso che nel 1961 portò Youri Gagarine nello spazio.
Nel frattempo negli Stati Uniti continua la corsa allo spazio da parte dei privati.
La SpaceX, prima azienda privata a lanciare un veicolo spaziale in orbita terrestre e a farlo rientrare, ha un contratto da 1,6 miliardi di dollari per il trasporto di 12 tonnellate di rifornimenti verso la ISS per conto della NASA.
Se i prossimi voli di prova in programma avranno successo, si procederà con la prima missione di aggancio in missione di rifornimento, con l'obiettivo di passare al trasporto dei cosmonauti nei prossimi anni.
Sempre che nei prossimi anni esista ancora la stazione spaziale.
Servono alternative per trasportare astronauti e servono il più presto possibile.
Forse bisognava pensarci prima.
venerdì 19 agosto 2011
Lacrime e sangue per tutti
Grandi manovre alla ricerca dei fondi necessari alla riduzione del deficit.
Si rincorrono voci e smentite circa le proposte che saranno incluse nel testo; dall'aumento delle tasse e del prezzo del carburante, all'eliminazione delle feste nazionali, fino alla cancellazione delle provincie meno estese.
Introdotto anche il cosiddetto "contributo di solidarietà", una supertassa per i redditi più elevati, che in tempi di crisi come questi appare più che giustificata.
Gli Italiani dovranno stringere la cinghia in vista del duro periodo economico che si prospetta, eppure questi provvedimenti straordinari non riescono ad esorcizzare la sensazione di "baratro" in cui l'occidente intero sembra precipitare.
L'Europa lo vuole e l'Italia risponde, o almeno, lo vuole l'Europa che conta.
E'indubbio che il duetto Sarkozy-Merkel abbia le redini dell'intera Eurozona e da loro dipende la sopravvivenza del progetto di UE. I due pesi massimi impongono ricette di austerity che stanno portando allo sfacelo i paesi più deboli, misure che, come in Grecia, gravano interamente sulla popolazione ed hanno come unico obiettivo quello di salvaguardare gli interessi e le esposizioni finanziarie delle principali banche europee.
In altri tempi la terza economia, l'Italia se non si era capito, avrebbe potuto dire la sua sostenendo con maggiore vigore le idee del buon ministro Tremonti, che ha proposto l'adozione degli Eurobond, prontamente bocciato.
Secco "nein" anche sul fronte dell' aumento del fondo di salvataggio per i paesi in difficoltà.
La cancelliera vuole evitare che ancora una volta siano i contribuenti tedeschi a pagare per gli altri, tuttavia vuole imporre l'obbligo di pareggio di bilancio per i Paesi aderenti alla moneta unica, pena il blocco dei fondi Europei per gli inaddempienti.
La tassazione delle attività finanziare è una misura efficace, tuttavia deve essere applicata in tutti i mercati, altrimenti la fuga dei capitali internazionali dalle borse europee è inevitabile.
Le trovate Franco-Tedesche non trovano l'approvazione degli investitori che preferiscono smobilitare i capitali e riporli altrove.
Le borse affondano e il rischio di una nuova recessione è alto, appare chiaro che non siamo più di fronte ad attacchi di tipo speculativo, ma è in atto una vera e propria crisi di fiducia nel vecchio continente che sta iniziando a minare seriamente anche le due locomotive Europee.
La speranza è che la coppia Sarkozy-Merkel sappia agire con lungimiranza e nell'interesse di tutti i paesi UE, anche se il commissariamento della Grecia (di facco una delegittimazione della sovranità Greca) da parte della BCE e le ambizioni da Napoleone di Sarkozy non lasciano ben sperare.
Il timore è che la stessa sorte della Grecia possa toccare al Belpaese, che ha pure avuto la sfortuna di perdere ogni rimasuglio di peso politico e credibilità, grazie ai Bunga Bunga di qualcuno.
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