domenica 21 novembre 2010

Nanotubi, il futuro dell'umanità



Resistenza alla trazione pari a 100 volte l'acciaio ma con peso 6 volte inferiore, possibilità di piegarsi fino a 90° senza danneggiarsi.
Non si tratta di un fantomatico materiale preso da un film di fantascienza ma bensì del nanotubo, che costituisce una delle forma allotropiche del carbonio, scoperte nel 1985 dal chimico americano Richard E. Smalley.
Nel 1991 il Giapponese Sumio Iijima, ricercatore della NEC Corporation, fu il primo ad osservare al microscopio queste strutture, con un diametro compreso tra un minimo di 0,7 nanometri e un massimo di 10 nanometri.
Nel nanotubo gli atomi di carbonio sono legati tra loro secondo una struttura esagonale o pentagonale in modo da costituire un cilindro, caratterizzato da un'elevata resistenza meccanica.
Tuttavia le differenti strutture accoppiate tra loro causano la deformazione del cilindro e questo è uno degli ostacoli che rende complessa la produzione di questo materiale.
Attualmente esistono diverse tecniche utilizzate per la produzione dei nanotubi, basate sulla vaporizzazione del carbonio e sull'utilizzo del laser, tutte purtroppo accomunate da un unico risultato: una grande percentuale dei nanotubi ottenuti presenta imperfezioni che li rendono praticamente inutilizzabili.
Per questo motivo si stanno cercando delle tecniche che consentano di purificare i nanotubi prodotti, migliorando i metodi attualmente utilizzati che hanno il grosso difetto di danneggiare i nanotubi ideali durante la manipolazione, arrivando a scartare fino al 90% della produzione.
A causa di questi problemi i costi produttivi sono ancora eccessivamente alti, tuttavia il gioco vale la candela in quanto il salto tecnologico conseguente alla produzione di massa dei nanotubi potrebbe essere inimmaginabile.

Per cominciare i nanotubi possono essere trattati in maniera da diventare estremamente sensibili alla presenza di campi elettrici ad alto voltaggio.
Applicando su di essi un campo magnetico è possibile farli piegare fino a 90° senza alterare le caratteristiche meccaniche.
Immaginiamo quindi un materiale "mutaforma", più resistente di qualunque altra cosa prodotta dall'uomo e in grado di modificare il suo aspetto secondo le necessità.
A seconda della loro struttura geometrica inoltre variano le caratteristiche conduttive, comportandosi da metallo o da semiconduttore. In altre configurazioni è stato inoltre scoperto il cosiddetto fenomeno di "conduzione balistica", per cui un'elettrone può attraversare un nanotubo opportunamente configurato senza scaldarlo.
Grazie alle affinità comportamentali con il silicio, utilizzato attualmente per costruire i microprocessori, sarebbe possibile costruire CPU 1000 volte più veloci di quelle attualmente disponibili, riducendo se non eliminando i problemi relativi alla miniaturizzazione e alla dissipazione termica che l'attuale tecnologia al silicio impone.

Il 2011 potrebbe essere l'anno della svolta per l'ingresso sul mercato di questo materiale, alcuni produttori di televisori lcd hanno annunciato che metteranno in commercio i primi pannelli ricoperti di un sottile strato di nanotubi, che promettono di migliorare le prestazioni video.

Volendo esagerare con la fantasia, ma non più di tanto, si può pensare all'ascensore spaziale, il progetto per ora solo ipotizzato di un dispositivo simile ad un ascensore che servirebbe a portare carichi in orbita.
L'ascensore spaziale sarebbe lunghissimo, fino a 100.000 chilometri, il materiale adatto per il lungo cavo sembrerebbe essere proprio il nanotubo, l'unico in grado di resistere alle enormi forze in gioco.
Attualmente il Giappone ha mostrato la volontà politica di realizzare un simile progetto, definendo superate tutte le limitazioni tecnologiche che ne impedivano l'attuazione.

Tra 50 anni forse sarà possibile passare un tranquillo week-end in famiglia a 100.000 chilometri di quota, facendo shopping in qualche centro commerciale e godendo di una vista spettacolare.

venerdì 12 novembre 2010

Il mistero del missile in California



Pochi giorni fa sono apparse sui media di tutto il mondo le immagini di una scia nel cielo della California, a circa 50 chilometri dalla costa a nord di Los Angeles.
Il fenomeno è stato subito associato al lancio di un missile, presumibilmente avvenuto da un sottomarino.
A destare preocupazione è stata la dichiarazione del Pentagono, che dopo febbrili verifiche condotte con tutte le basi missilistiche sparse nel vasto territorio americano, ha ufficialmente ammesso di non conoscere la reale provenienza dell'ordigno.
Sono state fatte diverse ipotesi, dal lancio di esercitazione di un sottomarino nucleare americano, fino al preoccupante avvertimento di una potenza nucleare, ipotesi senza dubbio più plausibile.
Benchè subito smentita dal NORAD (North American Aerospace Defense Command), l'ente militare che sorveglia lo spazio aereo statunitense, è verosimile l'eventualità che un sottomarino con capacità nucleare sia riuscito a eludere la difesa dell'US Navy e abbia lanciato a scopo dimostrativo un missile a pochi chilometri dalle coste della California.
L'esercito statunitense effettua migliaia di test missilistici ogni anno, per questo non avrebbe alcun problema ad ammettere che un missile sia stato "innavvertitamente" lanciato, al contrario sarebbe ben più imbarazzante far sapere al mondo che un'unità navale di una nazione considerata ostile abbia scorrazzato liberamente al largo delle coste della città degli angeli.
La domanda sorge spontanea, quale paese avrebbe le capacità e soprattutto le motivazioni per portare a termine una missione di questo tipo, il cui scopo è certamente inquietare i vertici militari del gigante Americano?
Istintivamente il dito viene puntato sulla Russia, che da qualche anno grazie allo Zar Putin ha riaquistato lo status di superpotenza.
Tuttavia durante la guerra fredda questo genere di operazioni erano all'ordine del giorno, allora come oggi l'ex Unione Sovietica non ha bisogno di dimostrare di essere in grado di colpire duro in caso di necessità.
In passato i sottomarini sovietici ed americani si sfidavano quotidianamente e più di una volta venne sfiorato il disastro, quando in più di un'occasione si verificarono collisioni tra unità nemiche, addirittura all'interno dei bacini delle basi navali durante le missioni di spionaggio.
Inutile dire che un lancio missilistico a quei tempi sarebbe stato considerato un vero e proprio atto di guerra, dato che la responsabilità sarebbe stata palese.
Ai giorni nostri altre due nazioni possiedono sottomarini con capacità nucleare e sono Cina e India.
A onor del vero in India è ancora in corso lo sviluppo del primo sottomarino di bandiera e si pensa che la costruzione possa iniziare a partire dal 2011, l'unica unità attualmente impiegata è l'INS Chakra, un sottomarino acquistato dai russi di tipo Akula II, che pur essendo nucleare non è dotato, almeno ufficialmente, di missili SLBM (Submarine-launched ballistic missile ovvero "missile balistico lanciato da sottomarino").
La Cina al contrario ha iniziato lo sviluppo dei primi sottomarini con capacità SLBM a partire dagli anni '80 con il progetto Type 092 Daqingyu, in grado di lanciare sull'obiettivo fino a 12 missili JL-1, che hanno un raggio operativo di ben 2500 chilometri e veicolano una bomba atomica della potenza di 300 kt (chiloton ovvero migliaia di tonnellate di tritolo equivalente).
Lo sviluppo non si è arrestato e ai nostri giorni sono in servizio un numero non ben quantificato di sottomarini Type 094 classe Jin. Non si conosce molto di questa nuova unità da guerra, nel 2007 in una foto di Google Earth comparivano le forme di due sottomarini di questo tipo, della lunghezza di 133 metri e dotati di almeno 12 missili SLBM di tipo JL-2.
Il JL-2 è un missile di nuova concezione, con raggio di azione fino a 8000 chilometri e armato con testate MIRV, dotate di 10 bombe nucleari con veicolo di rientro indipendente, in grado di colpire più obiettivi a partire da un unico missile.
Il Dipartimento della Difesa Americano stima che entro la fine del 2010 almeno 5 di queste unità saranno in servizio, rappresentando una vera e propria sfida all'egemonia militare USA.

Qualunque sia la provenienza di quel missile l'indifferenza dimostrata dal Pentagono è certamente apparente. Molto probabilmente in questi giorni le coste americane vengono battute dalla marina americana, alla ricerca del responsabile del lancio.

mercoledì 3 novembre 2010

L'Italia nelle mani del Bunga Bunga



Va in scena il nuovo programma di governo del Popolo della Libertà con lo slogan "più escort per tutti".
Si chiama Ruby la nuova fiamma a cui il Silvio Berlusconi ha dedicato le sue particolari attenzioni, un'esotica ballerina di ventre che, neppure maggiorenne, ha scatenato un vero è proprio terremoto nelle istituzioni.
Passati in secondo piano temi come la disoccupazione, la crisi economica e l'ingovernabilità del paese da parte di una maggioranza arenata nelle liti di potere, tutti i media si concentrano su un tema di maggior spessore e certamente più interessante per i tanti Italiani appassionati di Gossip.
Le telecamere cercano di sbirciare all'interno delle feste private tanto care al Premier, a cui partecipano figure di spicco, personaggi famosi e naturalmente escort.
Persone amiche, che danno conforto e affetto al povero Presidente del Consiglio, oppresso dai doveri istituzionali.
Purtroppo anche nelle migliori famiglie ci sono le pecore nere, ed ecco che compaiono ragazze intraprendenti come Ruby che, tradendo la fiducia che Silvio riponeva in lei, compie una bravata scatenando un caso nazionale circa le abitudini private del Premier.
Arrestata con l'accusa di furto, Ruby viene rilasciata grazie ad una telefonata voluta da Berlusconi, informato personalmente dell'accaduto da un'amica di lei, Michelle, che aveva il suo numero di telefono.
Infomazioni fornite dalla stessa Ruby, che da buona amica da anche consigli a Berlusconi nell'organizzare le sue feste, sostenendo che "ci sono troppe oche ad Arcore".
Per giustificare l'intervento venuto dall'alto, sembra che qualcuno si sia inventato che la ragazza fosse addirittura la nipote del Presidente Egiziano Mubarak, informazione in seguito rivelatasi falsa.
Tuttavia un normale processo di identificazione di una persona accusata di furto viene interrotto, ed ora tutti si chiedono come sia possibile che un Primo Ministro abbia questo genere di frequentazioni e che usi i suoi poteri per interferire con la normale attività svolta dalla Polizia di Stato, per aiutare una ragazza che è evidentemente una escort.
Sia ben chiaro, a nessun Italiano interessa se Silvio Berlusconi inviti o meno alle sue feste private donne giovani e attraenti, o se una escort di nome Michelle possieda il suo numero di cellulare, ciò che veramente è importante è l'inammissibilità del comportamento del Presidente del Consiglio del Governo Italiano che, trastullandosi tra feste e bagordi, usa il suo potere per fare pressioni su di un commissario affinchè venga rilasciata una sua protetta.
Assistiamo alla solita euforia mediatica, per cui tutte le trasmissioni televisive si gettano a pesce su questo nuovo caso, invitando a partecipare i sostenitori di Silvio, pronti a stracciarsi le vesti in sua difesa sostenendo l'assoluta trasparenza e innocenza di un'intervento in realtà finalizzato a riportare sulla retta via una pecorella smarrita.
Smarrita non più di tanto, dato che Ruby, alias Karima El Mahroug, ha certamente trovato la strada del successo, ed ora le sue foto sexy appaiono ovunque in televisione, su Internet e sui giornali.
Al momento la ragazza è "sotto protezione", ma da pochi giorni ha raggiunto la maggiore età, molto probabilmente la vedremo quindi come ospite nei consueti programmi televisivi spazzatura, che ormai sono la quasi totalità.
A quel punto Ruby potrà svelarsi ai molti che smaniano di saperne di più sui gusti di Berlusconi, raccontandoci cosa in realtà accade in quelle feste ad Arcore.

"Meglio essere appassionati di belle ragazze, che gay".

Questa la frase con cui il Presidente del Consiglio tenta di sbrigarsela, in visita alla fiera di Milano

Che Silvio Berlusconi sia sottoposto ad una campagna mediatica di diffamazione è chiaro come il sole, quello che è difficile da comprendere è la leggerezza ed anche l'ingenuità con cui si rende ricattabile in questo modo, avvicinando ragazze pronte a tutto pur di diventare famose o spillare qualche soldo.
E' lecito aspettarsi, da un Presidente del Consiglio, che rappresenta l'Italia nel mondo, un comportamento più consono alla sua carica e se proprio non può rinunciare a quelle feste, che presti perlomeno maggiore attenzione alle persone che fa entrare nella sua sontuosa villa.

lunedì 25 ottobre 2010

Marmaray, la nuova via della seta



Un'opera ambiziosa a metà del compimento dopo dieci anni di lavoro, con la quale l'uomo unirà Europa e Asia, passando per lo stretto del Bosforo.
Il Marmaray, acronimo di Mar di Marmara e ray, che in turco significa "ferrovia", è un gigantesco tunnel posto a 58 metri di profondità sotto il livello del mare, che rappresenta una vera e propria sfida a madre natura.
La sua lunghezza, di 1,8 chilometri non costituisce certo un record, ma diverrà la più profonda galleria del mondo, situata in una delle zone più sismiche del pianeta.
Con quest'opera imponente l'intera struttura dei trasporti di Istanbul verrà rivoluzionata, così come quella dell'intera Europa occidentale.
Grazie a quest'opera del costo di 2 miliardi di dollari infatti, nei prossimi anni il Bosforo diventerà un nodo intercontinentale, attraverso cui passeranno le vie del commercio da Mosca a Londra fino a Pechino.
Oggi il traffico di Istanbul è tra i più congestionati al mondo, ma si prevede che con il Marmaray i trasporti su ferrovia passeranno dall'attuale 3 per cento al 27 per cento, rendendo la ex Bisanzio la terza città meglio servita del mondo.
Il progetto complessivo prevede un tunnel sotterraneo lungo 13,6 chilometri, di cui 1,4 sotto lo stretto, costituito da 11 sezioni ciascuna lunga 130 metri, attraverso i quali passeranno la metropolitana, due linee ferroviarie per treni pendolari e due per treni a lunga percorrenza.
Verranno realizzate tre stazioni sotterranee e ne verranno restaurate 37 già esistenti in superficie, per una capacità stimata a 75 mila passeggeri all'ora in ciascuna direzione.

La principale sfida è rappresentata dal rendere il Marmaray antisismico, perchè l'opera si trova a 20 chilometri dalla faglia anatolica settentrionale, senza contare che in Turchia si aspetta ormai da anni il "Big One", un violento terremoto previsto dai sismologi di tutto il mondo.
Per la realizzazione dei lavori la città è stata sventrata, portando alla luce reperti preistorici risalenti al 6 mila avanti Cristo, come le antiche mura, una basilica e strade lastricate di marmo. Ritrovato anche l'antico porto di Teodosio, risalente al quarto secolo e una trentina di navi di legno tardo romane, perfettamente conservate.
I ritrovamenti non hanno tuttavia bloccato i lavori, ogni manufatto è stato prelevato, catalogato ed immagazzinato, in attesa di una nuova sistemazione.
Il Marmaray è considerata un'opera prioritaria, che consentirà di fare fronte alle necessità di una metropoli che dal 1980 a oggi ha visto aumentare la sua popolazione da 3 a 15 milioni di abitanti.

L'Unione Europea dovrà guardare con interesse all'antica Bisanzio poi Costantinopoli, poichè se è incerto l'ingresso della Turchia nella UE, è certo invece che la strada da Milano a Pechino passerà dal Marmaray.

giovedì 21 ottobre 2010

La Cina alla conquista dello spazio



"Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà".

Napoleone Bonaparte - 1816

Grazie al dirompente sviluppo economico, il paese che ospita un quinto della popolazione mondiale ha superato tutti gli stati occidentali nella classifica delle nazioni più ricche.
Il sorpasso del principale rivale, il Giappone, la posiziona al secondo posto alle spalle degli Stati Uniti.
Il progresso tecnologico vertiginoso, avvenuto di pari passo con lo sviluppo di un'industria ad alta tecnologia, ha consentito l'invio dei primi astronauti cinesi nello spazio.
La corsa è solo agli inizi e il prossimo obiettivo dichiarato è la conquista della Luna, che avverrà entro il 2024.
La crescita del PIL sembra inarrestabile nonostante la crisi economica e il gap fra i 5.000 miliardi dell'economia cinese e i 15.000 miliardi di dollari di quella americana non sembra più incolmabile.
Con gli attuali tassi di crescita, o di decrescita se consideriamo le economie occidentali, ci vorranno circa 10 anni prima dello storico sorpasso.
Per ironia della sorte i nuovi capitalisti sono i "comunisti più ricchi del mondo", pilotati dal partito unico che dal 1949 è alla guida della Repubblica Popolare Cinese.
La Cina è di fronte ad una nuova età dell'oro e ne è consapevole, per questo lancia la sua sfida economica al resto del mondo, con una concorrenza spietata a tutto campo e mantenendo basso il valore dello Yuan, suscitando le ire dei governi occidentali. Nel contempo sviluppa ed accresce la sua capacità militare, con una spesa che quest'anno raggiungerà ufficialmente i 75 miliardi di dollari, anche se i servizi segreti americani stimano il reale bilancio tra i 100 e i 150 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti sono evidentemente preoccupati e in effetti, le guerre condotte in Iraq e Afghanistan, senza contare Pakistan e Iran, potrebbero avere l'obiettivo di stabilire basi militari permanenti, in un'ottica di un futuro accerchiamento che garantisca il controllo delle risorse energetiche, di cui il gigante Cinese è assetato.
A testimonianza del gelo tra i vertici militari Americani e Cinesi, basta considerare il netto rifiuto opposto dal Pentagono alla richiesta formale di adesione al programma della stazione spaziale internazionale ISS, nonostante la Cina avesse sviluppato autonomamente moduli spaziali compatibili.
Gli Stati Uniti hanno vinto la guerra fredda facendo collassare l'economia dell'Unione Sovietica con una corsa forsennata agli armamenti, ma è evidente che questa tattica non è applicabile alla Cina, che ha nell'economia il suo punto di forza.
In che modo gli Stati Uniti difenderanno la propria supremazia?
I generali dell'USAF considerano inevitabile un futuro scontro armato o ci sono prospettive di aperture e collaborazioni?
A giudicare dalla politica estera degli ultimi anni la risposta sembra scontata, tanto più che Washington ha già fatto intendere molto chiaramente di non gradire la presenza cinese nello spazio.
Molto probabilmente il cielo sopra le nostre teste è già invaso da apparati militari americani tanto segreti quanto complessi, pronti ad un'ipotetica guerra spaziale.

giovedì 14 ottobre 2010

Io sono la Serbia



Battezzato "Ivan il Terribile", il capo ultrà dei tifosi serbi viene arrestato dalla polizia italiana, in seguito agli scontri avvenuti durante la partita Italia - Serbia.
Immortalato mentre saluta a modo suo la telecamera, è protagonista di azioni da vera e propria guerriglia urbana, guadagnando la notorietà che solo una diretta in eurovisione può dare.
Mentre incita i Serbi inferociti a cavalcioni della rete di protezione, si atteggia a vero e proprio condottiero sbeffeggiando la polizia che non riesce a decidere il da farsi.
Le sue braccia ricoperte di enormi tatuaggi lo rendono riconoscibilissimo, nonostante il passamontagna che cela il suo volto e la cattura, seguita ad una presunta caccia all'uomo estenuante, è inevitabile.
Deriso per l'ingenuità commessa, viene da chiedersi se tale leggerezza non fosse stata in realtà compiuta intenzionalmente.
Dopo gli scontri nello stadio assistiamo infatti allo spettacolare arresto, in una sequenza di scatti in cui il Terribile in posa guarda fiero l'obiettivo, attorniato da agenti convinti di aver arrestato un pericoloso terrorista di al-Qaeda.
Per ingigantire l'impatto emotivo del personaggio, la stampa si concentra sull'incisione "1389" che lo avrebbe tradito, rimandando la mente dello spettatore all'intrigante e sconosciuta battaglia della "Piana dei Merli", in cui la sconfitta dei Serbi per mano dei Turchi divene il mito da cui nacque l'ultranazionalismo serbo.
Il condottiero viene magistralmente collocato in un'epica battaglia e la sua vera identità viene svelata.
Si chiama Ivan Bogdanov e grazie a lui, si apre un vero e proprio caso politico tra Italia e Serbia, con i due governi che si rimpallano a vicenda le responsabilità dei disordini di Genova, mentre la questione del nazionalismo serbo viene posta all'ordine del giorno.
Ed ecco rievocati i fantasmi delle guerre jugoslave, guardacaso a circa un'anno dalla malvista candidatura di adesione all'Unione Europea da parte di Belgrado.
Un disoccupato con quattro denunce penali si trasforma in un soggetto politico che riscopre gli scheletri nell'armadio di una sanguinosa guerra, come la latitanza dell'ex capo militare dei serbi di Bosnia Ratko Mladic e del leader serbo-croato Goran Hadzic, entrambi accusati di crimini di guerra contro l’umanità e mai catturati.
Il Governo Italiano, principale sostenitore dell'adesione Serba, viene posto in una situazione scomoda, mentre il ventilato ingresso nella UE previsto a partire dal 2014, viene rimandato a data da destinarsi.
Non tardano le reazioni degli altri paesi europei e l'Olanda vota prontamente una risoluzione, con cui si chiede al ministro degli esteri di opporsi ai negoziati di adesione con la Serbia.
Qualcuno deve aver pensato che trascorsi quindici anni, il ricordo di Slobodan Milošević si debba essere affievolito, per questo ha pensato di rammentarcelo in questo modo, ricordandoci che tutti i Serbi sono nazionalisti e violenti come Ivan Bogdanov.
Improvvisamente un banale scontro causato da tifosi violenti, a cui per altro siamo abituati, rischia di diventare qualcosa di ben più grave, allo stesso modo di una sigaretta accesa vicino ad una polveriera.

lunedì 11 ottobre 2010

Good morning Afghanistan



Altri quattro soldati caduti in Afghanistan, nel nome di un'operazione militare che rischia sempre più di sfuggire al controllo.
Un'imboscata non ha lasciato scampo agli alpini, morti a causa dell'esplosione di una bomba al passaggio dei blindati.
Oggi il rientro delle salme, ricevute con il picchetto d'onore alla presenza delle massime cariche dello stato.
Onore e rispetto ai caduti, nonostante la "missione di pace" stia diventando sempre più incomprensibile agli occhi degli Italiani, che non si spiegano il motivo per cui i nostri ragazzi debbano perdere la vita in un paese così lontano.
Ormai solo il governo si ostina a definire una vera e propria guerra una missione di pace, la maggioranza delle persone ha compreso benissimo che ci siamo infilati in quello che può essere definito il "Vietnam Italico".
Il Presidente Berlusconi ha espresso il cordoglio suo personale e quello del Governo, sottolineando al tempo stesso la necessità e l'importanza della missione di pace in Afghanistan per la stabilità di un’area strategica.
Strategica per chi? Non certo per il nostro paese, che si è semplicemente lasciato trascinare in una vera e propria invasione, pianificata da Bush con lo scopo di riuscire dove i sovietici avevano fallito, ossia piegare i Talebani e l'Afghanistan al volere Americano.
Il ministro della difesa La Russa annuncia di voler "armare i bombardieri" schierati, fin'ora impiegati esclusivamente in missioni di ricognizione.

"Tutti i contingenti internazionali presenti in Afghanistan, hanno l'armamento previsto, ovvero le bombe. Fui io a decidere che fosse così, non dico in contrasto ma quasi, con i suggerimenti delle forze armate. Ora io non mi sento più di prendere questa decisione da solo e chiedo che questa decisione sia confortata dal Parlamento".

Perchè l'Italia è l'unico paese che opera in Afghanistan senza schierare aerei armati? I soldati delle altre nazioni vengono supportati per via aerea, al contrario dei nostri. Qual'è la ragione?
Forse agli occhi dei Talebani un soldato italiano è più "simpatico" di un soldato americano? Oppure è più semplicemente una scusa per continuare a chiamare questa operazione "missione di pace"?
Armare un numero così esiguo di aerei servirà a cambiare qualcosa?
Inoltre perchè ostinarsi a mandare allo sbaraglio i nostri uomini con regole di ingaggio assurde che non consentono loro di difendersi come dovrebbero?

"E' sbagliato parlare di guerra perché c'è una differenza sostanziale tra chi fa la guerra e una missione di pace: nel primo caso si spara per primi, nel secondo si spara solo se attaccati e per tutelare la popolazione. Dei 34 soldati morti in Afghanistan nessuno è caduto in un'azione bellico offensiva. Noi non siamo la' per fare la guerra a nessuno"

Non stiamo forse partecipando alla "guerra al terrorismo"?
Non stiamo forse operando in un paese occupato militarmente e quindi "ostile"?
Perchè ignoriamo che nessun Afgano ha mai chiesto un'intervento dei paesi occidentali per "portare la democrazia"?.

Questa ennesima tragedia non fa altro che rafforzare il fronte del NO alla guerra. Voci sempre più insistenti all'interno del governo chiedono un ritiro anticipato delle truppe.
Al momento non vediamo dei vantaggi tangibili conseguiti con la lotta al terrorismo. La speranza è che anche questa guerra possa concludersi il più presto possibile, in modo che i ragazzi possano tornare a casa.

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