venerdì 21 gennaio 2011

Federalismo quanto mi costi?



In principio era la secessione, poi il federalismo, ora si chiama federalismo fiscale.
Comunque lo si definisca piace al Nord che lo interpreta come: "teniamoci i soldi per noi", mentre la maggioranza degli Italiani ignora i presunti vantaggi di un'Italia federale.
In questi giorni assistiamo all'accelerata del Governo per far passare il testo alla camera, incalzato da una Lega che minaccia le urne anticipate qualora non venga approvato.

Per quanto il federalismo sia visto come la panacea di tutti i mali del Belpaese, ancora non è chiaro in che modo potrà risollevare le sorti di una finanza publica disastrata.
Ci prova Tremonti a chiarire le idee spiegandoci che "la riforma non e' solo un esercizio finanziario ma serve a riportare sotto controllo tutte le voci della finanza pubblica".

Per il ministro "l'Italia era più federalista ai tempi di Mussolini di quanto lo sia adesso. Si è scelto di portare tutto il potere al centro e il centro, caricato di troppi oneri, se ne libera cominciando a fabbricare debito pubblico".
"l'Italia" - ha osservato ancora Tremonti - "è diventata un paese con altissimo debito pubblico, altissima inefficienza amministrativa, elevatissima evasione fiscale e non elevato grado di moralità nell'amministrazione della cosa pubblica. Tutti fattori che dipendono dalla scelta di concentrare tutto al centro. E' un albero storto che va raddrizzato".

Ma quanto ci costerà questa prodigiosa riforma?
Saranno necessarie nuove sedi, nuovo personale e stipendi, il costo della devolution non è noto, come lo stesso Tremonti ammette.

Secondo Calderoli non costerà niente. Niente perchè a suo parere il personale "federale" verrà trasferito da quello statale, anche se l'impressione è che man mano che le regioni si consolidano i "trasferiti" siano effettivamente pochi.
In un'altra occasione il coordinatore della Lega ha dichiarato che il problema non esiste perché "tutti gli Stati federali costano meno di quelli centrali".
Peccato che tutti gli stati federali attualmente esistenti sono nati come tali, pertanto non è possibile sapere quanto sarebbero costati se fossero stati centralizzati.
Nessuno sa inoltre di quanto si allungheranno i tempi decisionali, perchè è chiaro che in un Governo decentralizzato aumenteranno i veti e i blocchi su qualunque iniziativa politica ed economica.
Tuttavia i costi elevati dipendono anche dall'incompetenza e dal clientelismo del personale che lavora, quindi il rischio è che si passi da un'unico centro di Governo, costoso e inefficiente, a una sfilza di Governi Regionali, così da paralizzare del tutto il paese e lievitando i costi già altissimi dell'amministrazione.
Senza contare che man mano che si scende a sud il reclutamento di personale é scandalosamente familistico e pericolosamente infiltrato dalla malavita. Le assunzioni non avverrebbero per merito, ammesso che ora lo siano, ma con l'obiettivo di allevare clientele elettorali.

Un federalismo di questo tipo sarebbe davvero un bel risultato.

Mentre i paesi Europei vanno in direzione di un unico Governo centrale , con l'obiettivo di realizzare un'unificazione reale, con strade e ferrovie di migliaia di chilometri, da noi un comune blocca un cavalcavia o un traliccio dell'alta tensione, con l'unico scopo di battere cassa, questa riforma non farà altro che accentuare questo tipo di problemi.

La riforma porterà il paese già frammentato ad essere ancora più diviso, con un Nord ricco ed e un Sud estremamente più povero, dominato dalla malavita e dalle raccomandazioni.
A quel punto il rischio di una secessione diventerebbe reale a causa dell'eccessiva disparità di ricchezza.
Neppure è chiaro cosa accadrebbe a quelle Regioni che già adesso sono indebitale fino al collo.
In un sistema federale "reale", come negli Stati Uniti, una città può fallire.
Da noi città come Roma, Palermo e Napoli saranno realmente libere di farlo? E cosa accadrebbe a quel punto?

Un dibattito pubblico vero, sulla reale convenienza del federalismo sarebbe sacrosanto, una riforma di questa portata non può essere considerata un mero strumento di propaganda Leghista, imposto sotto la minaccia delle urne anticipate. Purtoppo l'attenzione degli Italiani è al momento rivolta altrove, anche grazie ai giornali e alle televisioni, che fanno la loro parte.

mercoledì 19 gennaio 2011

Dove finisce la politica.


Basta.
Questa è l'unica parola che ci sentiamo di dire, di fronte all'ennesimo scandalo sessuale che ha travolto il Premier Silvio Berlusconi. Non ci rivolgiamo a lui direttamente, poichè non è evidentemente in grado di mettersi al riparo dal fango che gli viene gettato addosso di continuo, ma proprio ai quotidiani che ci bombardano con titoli di prima pagina su Ruby, sui Bunga Bunga e sulla vita sentimentale di un uomo che all'estero è considerato lo specchio della povera Italia.
Italiani brava gente, non più pizza e mandolino ma Bunga Bunga e prostitute, costretti a sopportare l'esuberanza di un premier incapace di realizzare di essere diventato nient'altro che un relitto politico.
Incastrato in una maggioranza farlocca, protratto con tutte le sue forze verso il tentativo di far approvare il legittimo impedimento, unica possibilità rimasta per scampare ai processi pendenti.
Ostaggio di Bossi, che da Pontida tuona contro "Roma ladrona" perchè passino le sue riforme pseudo-secessioniste, affinchè il nord sia libero dal sud parassita.
Eppure non ci sentiamo di incolpare totalmente il presidente "latin lover", gran parte della responsabilità va ai giornali, che non perdono occasione per soffocare le notizie "vere" con dello squallido gossip, mentre la magistratura dimostra un evidente interesse nel distogliere l'attenzione dai problemi veri, pur di demolire mediaticamente Silvio
Grazie a loro il dibattito politico viene annichilito dal fragore delle feste e dalle escort spregiudicate, mentre tutto il resto va in pezzi.

Tutto tace sulla vicenda Fiat, mentre i lavoratori perdono i diritti conquistati in anni di battaglie sociali.
Non una voce di protesta si è levata dal Governo per condannare l'operato di Marchionne mentre minaccia di chiudere Mirafiori, se le sue richieste non passano senza condizioni.
In altri paesi i capi di Stato trattano direttamente con il manager, pretendendo tutela dell'occupazione, da noi si cede al ricatto "o così o ce ne andiamo" e si dà la colpa ai sindacati.
In Afghanistan muoiono i nostri soldati per una guerra le cui ragioni ancora non ci sono state spiegate, mentre l'unico laconico commento del Premier è:

"Sono addolorato, mi chiedo se ne valga veramente la pena."

Non spetta al Governo Italiano stabilire se ne vale la pena o no?
Ma forse i membri del Governo sono troppo presi dai giochi di palazzo, nel tentativo di garantirsi una sedia cercando di comprendere se la maggioranza abbia ancora un futuro, o se il crollo sia inevitabile, a causa delle rivelazioni di una giovane escort Marocchina.
E quale giudizio dare ai giornali che danno più spazio a Ruby Rubacuori, anzichè all'uccisione dell'ultimo Alpino a Bala Murghab?
Le dimmissioni rappresentano l'ultimo gesto sensato di un Premier che non è più, scalzato dai Tremonti e dai Bossi che non vedono l'ora si levi dai piedi.

Ma forse è solo questione di tempo, logorato dagli anni in politica e dalle lotte con i magistrati, prima o poi il Cavaliere sarà costretto a scendere dal trono.
I suoi nemici lo attendono pazienti per portarlo alla gogna e anche in quel momento sarà al centro dell'attenzione. Unica speranza è che per allora l'Italia esista ancora come la conosciamo, e che non esistano una Republica Italiana del Sud e una Padania.

martedì 21 dicembre 2010

Schiavi del debito



Come il tristo mietitore Moody's si accinge a tagliare il rating del Portogallo, già sottoposto ad una dura pressione sui conti pubblici.
Allo stesso modo della ex "Tigre Celtica", l'ennesimo paese di Eurolandia facente parte del prestigioso gruppo dei PIGS, viene posto sotto la lente di ingrandimento della nota società con sede a New York, che esegue analisi finanziarie per conto degli investitori.
Un declassamento del rating del debito pubblico, cioè del livello di fiducia nella solvibilità del debito emessi dai governi, costituisce un vero è proprio Armageddon per le casse pubbliche di una nazione.
La conseguenza più grave è costituita dal rialzo degli interessi applicati ai titoli di stato, che periodicamente una nazione emette per finanziarsi.
L'esempio dell'Irlanda è lampante, negli ultimi mesi le obbligazioni emesse da questo paese hanno raggiunto un picco del 9% annuo. A tanto il governo è dovuto arrivare pur di riuscire a piazzare un buon numero di titoli di stato.
E' sorprendente il potere che queste agenzie di rating hanno dimostrato, capaci di tramutare la prima nazione europea in termini di crescita, in paese subsahariano.
Chi ha tratto giovamento da tutto ciò sono stati soprattutto gli investitori, che si sono assicurati delle obbligazioni a rendimento sicuro (a meno che l'Unione Europea non fallisca), ad un tasso annuo che il mercato azionario ormai si sogna da tempo.
I capitali necessari per onorare un tasso di interesse faraonico verranno reperiti tagliando il welfare e abbassando gli stipendi al popolo irlandese, che sconterà la speculazione dei soliti ricchi investitori.
Il dubbio che le sforbiciate ai rating, elargite da queste agenzie, non siano del tutto disinteressate è purtroppo lecito, non si trova in effetti una motivazione plausibile per la quale un paese debba pagare un interesse elevatissimo e insostenibile, se non per l'intento dichiarato di arricchire chi già è ricco, permettendogli di appropriarsi di denaro a tutti gli effetti publico.
Dopo aver spremuto per bene la piccola Irlanda, tutte le attenzioni si sono concentrate sugli altri anelli deboli della catena, la Grecia, che a causa dei tagli pubblici imposti al governo è sull'orlo della guerra civile e la Spagna, che per'altro ha resistito pur dovendo alzare i tassi di interesse.
Il prossimo della lista è il Portogallo, che vede il suo rating declassato suscitando le preocupazioni dei mercati.
Fortunatamente l'agenzia ha subito chiarito le vere motivazioni del declassamento con un comunicato ufficiale:
"uno o due gradini, rispetto all’attuale ‘A1′. Fermo restando che la solvibilità del Portogallo non viene messa in discussione".
Un paio di gradini evidentemente sufficienti a far lievitare ulteriormente le future aste di titoli di stato, che nelle ultime sedute hanno raggiunto la ragguardevole cifra del 5%.
Altre agenzie come Fitch, "minacciano" , come si legge sui notiziari economici, di tagliare il rating a JUNK, cioè "spazzatura".
Stranamente queste operazioni assomigliano ad una vera e propria guerra economica condotta contro le economie europee.
L'obbiettivo dichiarato è quello di consentire ai ricchi investitori di realizzare guadagni astronomici a scapito della popolazione, a cui saranno chiesti sacrifici enormi per onorare debiti contratti contro la loro volontà.
Quello che sta avvenendo è evidentemente il trasferimento di richezza dal publico al privato, lasciandosi alle spalle un debito insostenibile per le casse di qualunque stato.
L'unica cura proposta dall'unione europea è costituita dall'imposizione di tagli alla spesa pubblica ed aumenti della tassazione.
Un esempio ci viene fornito dagli ultimi tagli imposti ad Atene, nel nome di una cura che assomiglia parecchio ad un'eutanasia.

Le misure, chieste in modo pressante da Bruxelles e decise durante una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri, comprendono un taglio alla quattordicesima (60%) e alla tredicesima mensilità (30%), nuova riduzione delle indennità salariali (per un totale del 12%), congelamento delle pensioni (in aggiunge a quella di tutti i salari pubblici già in atto), aumento dell'Iva (al 21%), eliminazione dei bonus ai manager pubblici, aumento delle imposte su alcool (+20%), sigarette (+65%), benzina (8 cents in più al litro), gasolio (3 cents) e beni di lusso.

Questi sacrifici saranno interamente a carico della popolazione, costretta a rinunciare ad un benessere conquistato in anni di sacrifici e lotte.
In passato ci si limitava a privatizzare i guadagni e socializzare le perdite, ma evidentemente in tempi di vacche magre ci si "accontenta" di spolpare le esigue casse statali.
Il prossimo obiettivo è senza dubbio l'Italia, osso indubbiamente più duro, ma con un debito pubblico da spavento.
Un declassamento del rating, peraltrò già basso, provocherebbe un'impennata degli interessi sul debito che già ora fatichiamo ad onorare.
Una possibile soluzione potrebbero essere gli EuroBond di Tremonti, tuttavia mal digeriti dalla Germania, che sconterebbe dei tassi di interesse maggiori.
Il tasso di interesse applicato su questi Bond sarebbe infatti una media tra i tassi di tutte i paesi europee, di conseguenza gran parte degli oneri ricadrebbero sul contribuente tedesco.
Purtroppo non si vedono alternative ad una strategia comune dell'Unione Europea, atta a contrastare un fenomeno che sta assumendo i connotati di un vero e proprio assalto alla diligenza.
Un Bond europeo permetterebbe di controllare maggiormente il tasso di interesse nel collocamento alle aste e avrebbe il vantaggio di eliminare questo tipo di speculazioni sulle singole nazioni.
L'alternativa sarebbe quella di "ridurre a ben più miti consigli" le agenzie di rating, che sforbiciano qua e là in maniera apparentemente irresponsabile (o voluta?) per la gioia di pochi e il disastro di troppi.

domenica 21 novembre 2010

Nanotubi, il futuro dell'umanità



Resistenza alla trazione pari a 100 volte l'acciaio ma con peso 6 volte inferiore, possibilità di piegarsi fino a 90° senza danneggiarsi.
Non si tratta di un fantomatico materiale preso da un film di fantascienza ma bensì del nanotubo, che costituisce una delle forma allotropiche del carbonio, scoperte nel 1985 dal chimico americano Richard E. Smalley.
Nel 1991 il Giapponese Sumio Iijima, ricercatore della NEC Corporation, fu il primo ad osservare al microscopio queste strutture, con un diametro compreso tra un minimo di 0,7 nanometri e un massimo di 10 nanometri.
Nel nanotubo gli atomi di carbonio sono legati tra loro secondo una struttura esagonale o pentagonale in modo da costituire un cilindro, caratterizzato da un'elevata resistenza meccanica.
Tuttavia le differenti strutture accoppiate tra loro causano la deformazione del cilindro e questo è uno degli ostacoli che rende complessa la produzione di questo materiale.
Attualmente esistono diverse tecniche utilizzate per la produzione dei nanotubi, basate sulla vaporizzazione del carbonio e sull'utilizzo del laser, tutte purtroppo accomunate da un unico risultato: una grande percentuale dei nanotubi ottenuti presenta imperfezioni che li rendono praticamente inutilizzabili.
Per questo motivo si stanno cercando delle tecniche che consentano di purificare i nanotubi prodotti, migliorando i metodi attualmente utilizzati che hanno il grosso difetto di danneggiare i nanotubi ideali durante la manipolazione, arrivando a scartare fino al 90% della produzione.
A causa di questi problemi i costi produttivi sono ancora eccessivamente alti, tuttavia il gioco vale la candela in quanto il salto tecnologico conseguente alla produzione di massa dei nanotubi potrebbe essere inimmaginabile.

Per cominciare i nanotubi possono essere trattati in maniera da diventare estremamente sensibili alla presenza di campi elettrici ad alto voltaggio.
Applicando su di essi un campo magnetico è possibile farli piegare fino a 90° senza alterare le caratteristiche meccaniche.
Immaginiamo quindi un materiale "mutaforma", più resistente di qualunque altra cosa prodotta dall'uomo e in grado di modificare il suo aspetto secondo le necessità.
A seconda della loro struttura geometrica inoltre variano le caratteristiche conduttive, comportandosi da metallo o da semiconduttore. In altre configurazioni è stato inoltre scoperto il cosiddetto fenomeno di "conduzione balistica", per cui un'elettrone può attraversare un nanotubo opportunamente configurato senza scaldarlo.
Grazie alle affinità comportamentali con il silicio, utilizzato attualmente per costruire i microprocessori, sarebbe possibile costruire CPU 1000 volte più veloci di quelle attualmente disponibili, riducendo se non eliminando i problemi relativi alla miniaturizzazione e alla dissipazione termica che l'attuale tecnologia al silicio impone.

Il 2011 potrebbe essere l'anno della svolta per l'ingresso sul mercato di questo materiale, alcuni produttori di televisori lcd hanno annunciato che metteranno in commercio i primi pannelli ricoperti di un sottile strato di nanotubi, che promettono di migliorare le prestazioni video.

Volendo esagerare con la fantasia, ma non più di tanto, si può pensare all'ascensore spaziale, il progetto per ora solo ipotizzato di un dispositivo simile ad un ascensore che servirebbe a portare carichi in orbita.
L'ascensore spaziale sarebbe lunghissimo, fino a 100.000 chilometri, il materiale adatto per il lungo cavo sembrerebbe essere proprio il nanotubo, l'unico in grado di resistere alle enormi forze in gioco.
Attualmente il Giappone ha mostrato la volontà politica di realizzare un simile progetto, definendo superate tutte le limitazioni tecnologiche che ne impedivano l'attuazione.

Tra 50 anni forse sarà possibile passare un tranquillo week-end in famiglia a 100.000 chilometri di quota, facendo shopping in qualche centro commerciale e godendo di una vista spettacolare.

venerdì 12 novembre 2010

Il mistero del missile in California



Pochi giorni fa sono apparse sui media di tutto il mondo le immagini di una scia nel cielo della California, a circa 50 chilometri dalla costa a nord di Los Angeles.
Il fenomeno è stato subito associato al lancio di un missile, presumibilmente avvenuto da un sottomarino.
A destare preocupazione è stata la dichiarazione del Pentagono, che dopo febbrili verifiche condotte con tutte le basi missilistiche sparse nel vasto territorio americano, ha ufficialmente ammesso di non conoscere la reale provenienza dell'ordigno.
Sono state fatte diverse ipotesi, dal lancio di esercitazione di un sottomarino nucleare americano, fino al preoccupante avvertimento di una potenza nucleare, ipotesi senza dubbio più plausibile.
Benchè subito smentita dal NORAD (North American Aerospace Defense Command), l'ente militare che sorveglia lo spazio aereo statunitense, è verosimile l'eventualità che un sottomarino con capacità nucleare sia riuscito a eludere la difesa dell'US Navy e abbia lanciato a scopo dimostrativo un missile a pochi chilometri dalle coste della California.
L'esercito statunitense effettua migliaia di test missilistici ogni anno, per questo non avrebbe alcun problema ad ammettere che un missile sia stato "innavvertitamente" lanciato, al contrario sarebbe ben più imbarazzante far sapere al mondo che un'unità navale di una nazione considerata ostile abbia scorrazzato liberamente al largo delle coste della città degli angeli.
La domanda sorge spontanea, quale paese avrebbe le capacità e soprattutto le motivazioni per portare a termine una missione di questo tipo, il cui scopo è certamente inquietare i vertici militari del gigante Americano?
Istintivamente il dito viene puntato sulla Russia, che da qualche anno grazie allo Zar Putin ha riaquistato lo status di superpotenza.
Tuttavia durante la guerra fredda questo genere di operazioni erano all'ordine del giorno, allora come oggi l'ex Unione Sovietica non ha bisogno di dimostrare di essere in grado di colpire duro in caso di necessità.
In passato i sottomarini sovietici ed americani si sfidavano quotidianamente e più di una volta venne sfiorato il disastro, quando in più di un'occasione si verificarono collisioni tra unità nemiche, addirittura all'interno dei bacini delle basi navali durante le missioni di spionaggio.
Inutile dire che un lancio missilistico a quei tempi sarebbe stato considerato un vero e proprio atto di guerra, dato che la responsabilità sarebbe stata palese.
Ai giorni nostri altre due nazioni possiedono sottomarini con capacità nucleare e sono Cina e India.
A onor del vero in India è ancora in corso lo sviluppo del primo sottomarino di bandiera e si pensa che la costruzione possa iniziare a partire dal 2011, l'unica unità attualmente impiegata è l'INS Chakra, un sottomarino acquistato dai russi di tipo Akula II, che pur essendo nucleare non è dotato, almeno ufficialmente, di missili SLBM (Submarine-launched ballistic missile ovvero "missile balistico lanciato da sottomarino").
La Cina al contrario ha iniziato lo sviluppo dei primi sottomarini con capacità SLBM a partire dagli anni '80 con il progetto Type 092 Daqingyu, in grado di lanciare sull'obiettivo fino a 12 missili JL-1, che hanno un raggio operativo di ben 2500 chilometri e veicolano una bomba atomica della potenza di 300 kt (chiloton ovvero migliaia di tonnellate di tritolo equivalente).
Lo sviluppo non si è arrestato e ai nostri giorni sono in servizio un numero non ben quantificato di sottomarini Type 094 classe Jin. Non si conosce molto di questa nuova unità da guerra, nel 2007 in una foto di Google Earth comparivano le forme di due sottomarini di questo tipo, della lunghezza di 133 metri e dotati di almeno 12 missili SLBM di tipo JL-2.
Il JL-2 è un missile di nuova concezione, con raggio di azione fino a 8000 chilometri e armato con testate MIRV, dotate di 10 bombe nucleari con veicolo di rientro indipendente, in grado di colpire più obiettivi a partire da un unico missile.
Il Dipartimento della Difesa Americano stima che entro la fine del 2010 almeno 5 di queste unità saranno in servizio, rappresentando una vera e propria sfida all'egemonia militare USA.

Qualunque sia la provenienza di quel missile l'indifferenza dimostrata dal Pentagono è certamente apparente. Molto probabilmente in questi giorni le coste americane vengono battute dalla marina americana, alla ricerca del responsabile del lancio.

mercoledì 3 novembre 2010

L'Italia nelle mani del Bunga Bunga



Va in scena il nuovo programma di governo del Popolo della Libertà con lo slogan "più escort per tutti".
Si chiama Ruby la nuova fiamma a cui il Silvio Berlusconi ha dedicato le sue particolari attenzioni, un'esotica ballerina di ventre che, neppure maggiorenne, ha scatenato un vero è proprio terremoto nelle istituzioni.
Passati in secondo piano temi come la disoccupazione, la crisi economica e l'ingovernabilità del paese da parte di una maggioranza arenata nelle liti di potere, tutti i media si concentrano su un tema di maggior spessore e certamente più interessante per i tanti Italiani appassionati di Gossip.
Le telecamere cercano di sbirciare all'interno delle feste private tanto care al Premier, a cui partecipano figure di spicco, personaggi famosi e naturalmente escort.
Persone amiche, che danno conforto e affetto al povero Presidente del Consiglio, oppresso dai doveri istituzionali.
Purtroppo anche nelle migliori famiglie ci sono le pecore nere, ed ecco che compaiono ragazze intraprendenti come Ruby che, tradendo la fiducia che Silvio riponeva in lei, compie una bravata scatenando un caso nazionale circa le abitudini private del Premier.
Arrestata con l'accusa di furto, Ruby viene rilasciata grazie ad una telefonata voluta da Berlusconi, informato personalmente dell'accaduto da un'amica di lei, Michelle, che aveva il suo numero di telefono.
Infomazioni fornite dalla stessa Ruby, che da buona amica da anche consigli a Berlusconi nell'organizzare le sue feste, sostenendo che "ci sono troppe oche ad Arcore".
Per giustificare l'intervento venuto dall'alto, sembra che qualcuno si sia inventato che la ragazza fosse addirittura la nipote del Presidente Egiziano Mubarak, informazione in seguito rivelatasi falsa.
Tuttavia un normale processo di identificazione di una persona accusata di furto viene interrotto, ed ora tutti si chiedono come sia possibile che un Primo Ministro abbia questo genere di frequentazioni e che usi i suoi poteri per interferire con la normale attività svolta dalla Polizia di Stato, per aiutare una ragazza che è evidentemente una escort.
Sia ben chiaro, a nessun Italiano interessa se Silvio Berlusconi inviti o meno alle sue feste private donne giovani e attraenti, o se una escort di nome Michelle possieda il suo numero di cellulare, ciò che veramente è importante è l'inammissibilità del comportamento del Presidente del Consiglio del Governo Italiano che, trastullandosi tra feste e bagordi, usa il suo potere per fare pressioni su di un commissario affinchè venga rilasciata una sua protetta.
Assistiamo alla solita euforia mediatica, per cui tutte le trasmissioni televisive si gettano a pesce su questo nuovo caso, invitando a partecipare i sostenitori di Silvio, pronti a stracciarsi le vesti in sua difesa sostenendo l'assoluta trasparenza e innocenza di un'intervento in realtà finalizzato a riportare sulla retta via una pecorella smarrita.
Smarrita non più di tanto, dato che Ruby, alias Karima El Mahroug, ha certamente trovato la strada del successo, ed ora le sue foto sexy appaiono ovunque in televisione, su Internet e sui giornali.
Al momento la ragazza è "sotto protezione", ma da pochi giorni ha raggiunto la maggiore età, molto probabilmente la vedremo quindi come ospite nei consueti programmi televisivi spazzatura, che ormai sono la quasi totalità.
A quel punto Ruby potrà svelarsi ai molti che smaniano di saperne di più sui gusti di Berlusconi, raccontandoci cosa in realtà accade in quelle feste ad Arcore.

"Meglio essere appassionati di belle ragazze, che gay".

Questa la frase con cui il Presidente del Consiglio tenta di sbrigarsela, in visita alla fiera di Milano

Che Silvio Berlusconi sia sottoposto ad una campagna mediatica di diffamazione è chiaro come il sole, quello che è difficile da comprendere è la leggerezza ed anche l'ingenuità con cui si rende ricattabile in questo modo, avvicinando ragazze pronte a tutto pur di diventare famose o spillare qualche soldo.
E' lecito aspettarsi, da un Presidente del Consiglio, che rappresenta l'Italia nel mondo, un comportamento più consono alla sua carica e se proprio non può rinunciare a quelle feste, che presti perlomeno maggiore attenzione alle persone che fa entrare nella sua sontuosa villa.

lunedì 25 ottobre 2010

Marmaray, la nuova via della seta



Un'opera ambiziosa a metà del compimento dopo dieci anni di lavoro, con la quale l'uomo unirà Europa e Asia, passando per lo stretto del Bosforo.
Il Marmaray, acronimo di Mar di Marmara e ray, che in turco significa "ferrovia", è un gigantesco tunnel posto a 58 metri di profondità sotto il livello del mare, che rappresenta una vera e propria sfida a madre natura.
La sua lunghezza, di 1,8 chilometri non costituisce certo un record, ma diverrà la più profonda galleria del mondo, situata in una delle zone più sismiche del pianeta.
Con quest'opera imponente l'intera struttura dei trasporti di Istanbul verrà rivoluzionata, così come quella dell'intera Europa occidentale.
Grazie a quest'opera del costo di 2 miliardi di dollari infatti, nei prossimi anni il Bosforo diventerà un nodo intercontinentale, attraverso cui passeranno le vie del commercio da Mosca a Londra fino a Pechino.
Oggi il traffico di Istanbul è tra i più congestionati al mondo, ma si prevede che con il Marmaray i trasporti su ferrovia passeranno dall'attuale 3 per cento al 27 per cento, rendendo la ex Bisanzio la terza città meglio servita del mondo.
Il progetto complessivo prevede un tunnel sotterraneo lungo 13,6 chilometri, di cui 1,4 sotto lo stretto, costituito da 11 sezioni ciascuna lunga 130 metri, attraverso i quali passeranno la metropolitana, due linee ferroviarie per treni pendolari e due per treni a lunga percorrenza.
Verranno realizzate tre stazioni sotterranee e ne verranno restaurate 37 già esistenti in superficie, per una capacità stimata a 75 mila passeggeri all'ora in ciascuna direzione.

La principale sfida è rappresentata dal rendere il Marmaray antisismico, perchè l'opera si trova a 20 chilometri dalla faglia anatolica settentrionale, senza contare che in Turchia si aspetta ormai da anni il "Big One", un violento terremoto previsto dai sismologi di tutto il mondo.
Per la realizzazione dei lavori la città è stata sventrata, portando alla luce reperti preistorici risalenti al 6 mila avanti Cristo, come le antiche mura, una basilica e strade lastricate di marmo. Ritrovato anche l'antico porto di Teodosio, risalente al quarto secolo e una trentina di navi di legno tardo romane, perfettamente conservate.
I ritrovamenti non hanno tuttavia bloccato i lavori, ogni manufatto è stato prelevato, catalogato ed immagazzinato, in attesa di una nuova sistemazione.
Il Marmaray è considerata un'opera prioritaria, che consentirà di fare fronte alle necessità di una metropoli che dal 1980 a oggi ha visto aumentare la sua popolazione da 3 a 15 milioni di abitanti.

L'Unione Europea dovrà guardare con interesse all'antica Bisanzio poi Costantinopoli, poichè se è incerto l'ingresso della Turchia nella UE, è certo invece che la strada da Milano a Pechino passerà dal Marmaray.

ShareThis